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I boschi e la selvicoltura nel territorio Chietino del Parco Nazionale della Majella
sostegno economico da una vita molto avara di comodità. Inoltre le matri-
cine riunite a gruppi garantivano comunque una riserva di materiale
legnoso di diametro superiore molto più cospicua di quanto potessero
dare i cedui normalmente matricinati e, nel contempo, erano logistica-
mente più favorevoli alle attività dei carbonai, i quali disponevano più
liberamente del bosco ceduo.
Un tipo di taglio del genere aveva, come già accennato, anche un’altra
spiegazione: era un’utilizzazione che consentiva di realizzare un altro
tipico prodotto del bosco, il carbone. Infatti in tali cedui era in uso atti-
vare delle carbonaie sulle cosiddette “aie carbonili” (appositi spiazzi pia-
neggianti ricavati nella pendice del bosco, tra le piante), sulle quali si for-
mava la catasta di legna a forma di cupola che, coperta con zolle di terra
ed arieggiata con piccoli fori, opportunamente chiusi o riaperti a secon-
da delle condizioni della combustione, veniva accesa e guardata a vista,
giorno e notte, dai carbonai, dei veri e propri artisti del fuoco. Si ottene-
va così un prodotto leggero ma molto energetico che consentiva di ridur-
re in qualche modo i costi del trasporto verso il centro abitato. Non va
infatti dimenticato che a quell’epoca, oltre alle teleferiche a fune, pure
utilizzate in quell’occasione, non vi erano altro che gli animali domestici,
muli e cavalli, a trasportare lungo i pendii scoscesi della Majella (che non
a caso si chiamano mulattiere!) la legna da ardere ed il carbone.
Inoltre quando non era più disponibile la legna di Faggio, per la car-
bonizzazione si utilizzava anche quella di Pino mugo, più in quota. Si
otteneva così un doppio risultato: ci si procurava legna per produrre il
carbone (anche se di minore qualità rispetto a quello di Faggio, per l’al-
to contenuto di resina) ed in più si tenevano liberi i pascoli d’altitudine
dall’invasione del Pino mugo, che lasciava i pastori in apprensione,
anche perché dava nascondiglio al Lupo per i suoi agguati alle greggi.
Tale soprassuolo è quindi destinato alla conversione indiretta alla
fustaia di Faggio, anche perché non è più possibile prescrivere tagli del
genere. In quel periodo, eravamo negli anni ’50, le uniche risorse econo-
miche delle popolazioni montane erano i pascoli ed i boschi: chissà se,
grazie all’attività di quei montanari, si è potuto salvaguardare il resto
della montagna!
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