Page 260 - orientamento I bozza
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Imparare dalla catastrofe. Riflessioni sul senso odierno del male e della prevenzione ambientale
Lisbona, motivo per cui l’odierna domanda sul senso degli eventi può
esser considerata come la versione secolarizzata della domanda sulla
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teodicea . Ma Dupuy non si limita a tale constatazione. Il filosofo fran-
cese ricostruisce il percorso che ha progressivamente condotto dall’a-
gostiniano Si Deus est, unde malum?, alla «derealizzazione» moderna e
contemporanea del male fisico: esamina le risposte date alla domanda
di senso e gli ostacoli teorici che hanno determinato la sparizione delle
catastrofi dall’orizzonte degli eventi, le cause che portano dall’antico
«scandalo metafisico» rappresentato dal cataclisma, oltraggio alla bontà
della creazione di cui deve render conto Dio stesso, all’atteggiamento
antimetafisico con cui oggi s’imputa la responsabilità di quanto accade
esclusivamente all’uomo. Il suo percorso teorico può esser dunque uti-
lizzato per rivedere il concetto di prevenzione, poiché scomponendo i
nessi che legano il concetto di futuro alle previsioni della scienza,
Dupuy smaschera la schizofrenia della razionalità odierna, moralmente
fatalista e logicamente tracotante.
Se una proposta così teorica può apparire una «invasione di campo»,
uno sguardo difforme portato avanti da «non addetti ai lavori» rispetto
ad una questione specificatamente tecnica come quella della protezio-
ne ambientale e civile, quindi come una riflessione del tutto avulsa dalle
concrete situazioni d’intervento che caratterizzano quest’attività, le tesi
sostenute da Dupuy si configurano al contrario come un contributo
originale che spinge verso un totale cambiamento nell’attuazione delle
misure di prevenzione; offre nuovi strumenti teorici per comprendere
il mondo ed agire – di conseguenza – criticamente in esso. Le tesi del
testo, rielaborate nella personale prospettiva, ampliano l’orizzonte pro-
blematico che soggiace alla definizione di rischio naturale come com-
binazione del rischio geologico generatore, con la vulnerabilità, intesa
come effetto sulle istallazioni umane. Vi sono dei motivi, storici e meta-
fisici, per cui nel calcolo del rischio si tende ad ampliare il valore del fat-
tore antropico, fino a far scomparire la naturale presenza di calamità
all’interno delle dinamiche ambientali. Di questo bisogna dar conto ed
è possibile farlo mediante l’analisi (1) del concetto di evento, (2) del
processo che parte dalla giustificazione razionale del male e giunge
all’antropomorfizzazione e naturalizzazione della catastrofe, dunque Anno
mediante (3) un’accorta revisione del principio di precauzione. IV
2 G. ANDERS, L’uomo è antiquato II. Sulla distruzione della vita nell’epoca della terza rivoluzione -
industriale, Bollati Boringhieri, Torino 2007, p. 358. n.
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