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Imparare dalla catastrofe. Riflessioni sul senso odierno del male e della prevenzione ambientale



            Lisbona, motivo per cui l’odierna domanda sul senso degli eventi può
            esser considerata come la versione secolarizzata della domanda sulla
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            teodicea . Ma Dupuy non si limita a tale constatazione. Il filosofo fran-
            cese ricostruisce il percorso che ha progressivamente condotto dall’a-
            gostiniano Si Deus est, unde malum?, alla «derealizzazione» moderna e
            contemporanea del male fisico: esamina le risposte date alla domanda
            di senso e gli ostacoli teorici che hanno determinato la sparizione delle
            catastrofi dall’orizzonte degli eventi, le cause che portano dall’antico
            «scandalo metafisico» rappresentato dal cataclisma, oltraggio alla bontà
            della creazione di cui deve render conto Dio stesso, all’atteggiamento
            antimetafisico con cui oggi s’imputa la responsabilità di quanto accade
            esclusivamente all’uomo. Il suo percorso teorico può esser dunque uti-
            lizzato per rivedere il concetto di prevenzione, poiché scomponendo i
            nessi che legano il concetto di futuro alle previsioni della scienza,
            Dupuy smaschera la schizofrenia della razionalità odierna, moralmente
            fatalista e logicamente tracotante.
               Se una proposta così teorica può apparire una «invasione di campo»,
            uno sguardo difforme portato avanti da «non addetti ai lavori» rispetto
            ad una questione specificatamente tecnica come quella della protezio-
            ne ambientale e civile, quindi come una riflessione del tutto avulsa dalle
            concrete situazioni d’intervento che caratterizzano quest’attività, le tesi
            sostenute da Dupuy si configurano al contrario come un contributo
            originale che spinge verso un totale cambiamento nell’attuazione delle
            misure di prevenzione; offre nuovi strumenti teorici per comprendere
            il mondo ed agire – di conseguenza – criticamente in esso. Le tesi del
            testo, rielaborate nella personale prospettiva, ampliano l’orizzonte pro-
            blematico che soggiace alla definizione di rischio naturale come com-
            binazione del rischio geologico generatore, con la vulnerabilità, intesa
            come effetto sulle istallazioni umane. Vi sono dei motivi, storici e meta-
            fisici, per cui nel calcolo del rischio si tende ad ampliare il valore del fat-
            tore antropico, fino a far scomparire la naturale presenza di calamità
            all’interno delle dinamiche ambientali. Di questo bisogna dar conto ed
            è possibile farlo mediante l’analisi (1) del concetto di evento, (2) del
            processo che parte dalla giustificazione razionale del male e giunge
            all’antropomorfizzazione e naturalizzazione della catastrofe, dunque        Anno
            mediante (3) un’accorta revisione del principio di precauzione.             IV


            2 G. ANDERS, L’uomo è antiquato II. Sulla distruzione della vita nell’epoca della terza rivoluzione  -
               industriale, Bollati Boringhieri, Torino 2007, p. 358.                   n.

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