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ISABELLA IASELLI



                    Lo  stesso  Consiglio  di  Stato  sottolinea  “il  delicato  equilibrio  tra  gli
               opposti interessi che fanno capo, da un lato, alla presunzione di innocenza di
               cui all’art. 27 Cost. ed alla libertà d’impresa costituzionalmente garantita e,
               dall’altro, alla efficace repressione della criminalità organizzata, comporta che
               l’interpretazione della normativa in esame debba essere improntata a necessa-
               ria cautela” (Cons. Stato Sez. IV 4 maggio 2004, n. 2783; V, 27 giugno 2006,
               n. 4135).
                    L’esigenza di contrastare i tentativi di infiltrazione mafiosa nel modo più
               efficace, e dunque anche nel caso in cui sussistano anche semplici elementi indi-
               ziari, non esclude che la determinazione prefettizia (pur se espressione di un
               ampia  discrezionalità)  possa  essere  assoggettata  al  sindacato  giurisdizionale
               sotto il profilo della sua logicità e dell’accertamento dei fatti rilevanti.
                    Di  recente,  in  risposta  ai  controlli  sempre  più  stringenti  sulle  imprese
               gestite direttamente dagli affiliati ed al timore dei funzionari e degli amministra-
               tori pubblici di essere coinvolti in indagini sulla criminalità organizzata, si è
               affermato un nuovo schema: il clan stringe un patto con un imprenditore (che
               ha una storia ed è credibile nel settore per cui non desta sospetti) disposto a fare
               da tramite tra gli amministratori pubblici e il clan medesimo.
                    Questo triplice accordo si fonda su i propri benefici che ciascuna parte trae:
                    - il clan incassa la propria percentuale e posti di lavoro (fittizi in genere)
               per familiari, riaffermando il controllo sul territorio, senza incorrere in eccessivi
               rischi, bensì utilizzando la organizzazione imprenditoriale altrui; in taluni casi
               ricicla anche i proventi delle altre attività illecite usando la impresa come lava-
               trice e partecipando agli utili come socio occulto;
                    - l’imprenditore ha il sostegno del clan di riferimento ottenendo l’appalto
               nel rispetto degli accordi con gli altri clan per la ripartizione del territorio e pre-
               sentandosi in tale veste agli amministratori garantendo la pace sul territorio; in
               cambio non solo mette a disposizione la propria impresa, bensì si occupa anche
               di ottenere, sul piano amministrativo, l’aggiudicazione dell’appalto e il paga-
               mento puntuale delle fatture, con preferenza rispetto alle altre imprese concor-
               renti;
                    - gli amministratori ottengono il pagamento di somme di danaro o altri
               benefici (viaggi, lavori di ristrutturazione, auto) e la tranquillità sul cantiere.

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