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LA COSTRUZIONE DI UNA ARCHITETTURA DI SICUREZZA REGIONALE NEL MEDITERRANEO

      - missioni di stabilizzazione, incluse le componenti aeree e di forze spe-
ciali;

      - operazioni di reazione rapida, anche usando i predetti Battlegroup Ue;
      - operazioni aeree, sia di sorveglianza che di supporto aereo ravvicinato
alle truppe di terra, o per la sicurezza marittima;
      - missioni di addestramento delle forze militari e/o di sicurezza locali,
incluse polizia, guardia di frontiera, unità anti-terrorismo, strutture civili.
      L’ultima tipologia è strettamente legata al perseguimento del secondo
obiettivo della Eugs, il capacity building dei partner, per aumentare la loro capacità
di affrontare instabilità e conflitti in loco, mitigandone l’impatto sulla sicurezza
europea.
      Quanto alla protezione dei cittadini Ue, si riafferma che la Nato rimane la
pietra angolare della difesa collettiva dei suoi stati membri. L’azione prevista dal
Consiglio si articola piuttosto sulla sicurezza dei confini esterni dell’Ue, anche
nel contrasto ai trafficanti di esseri umani e nel gestire l’immigrazione irregola-
re, sulla lotta al terrorismo, la sicurezza cibernetica, l’accesso allo spazio e all’al-
to mare, la protezione civile. Nel complesso, si tratterebbe di un forte amplia-
mento delle tradizionali missioni della Common Security and Defence Policy, in due
direzioni. Da un lato, verso l’inclusione di operazioni più pericolose e con com-
piti di combattimento, dall’appoggio aereo ravvicinato all’uso delle forze spe-
ciali. Dall’altro, lungo il continuum tra sicurezza esterna ed interna per affron-
tare minacce e crisi non strettamente militari, ma rispetto alle quali le forze
armate possono dare un contributo, come nel caso della lotta al terrorismo,
della gestione dei flussi migratori, del controllo delle frontiere esterne dell’Ue,
della cyber security.
      Appare doveroso, infine, evidenziare quanto recentemente affermato da:
      - Bernard Guetta, noto esperto francese di geopolitica, che, in un suo
recente editoriale, ha sottolineato come il Regno Unito il 27 settembre, a
Bratislava, in occasione di una riunione dei ventotto ministri europei della dife-
sa, abbia rifiutato qualsiasi passo avanti verso una difesa comune europea, mal-
grado la Brexit. Il ministro britannico Michael Fallon testualmente ha affermato
che “ci sono stati membri che vorrebbero un utilizzo unico delle nostre forze.
Questo somiglia molto a un esercito europeo, a cui noi siamo contrari”;

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