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LA COSTRUZIONE DI UNA ARCHITETTURA DI SICUREZZA REGIONALE NEL MEDITERRANEO

      La regione mediterranea ha assunto ormai da tempo il ruolo di “teatro pri-
vilegiato” di quelle nuove dimensioni della sicurezza internazionale che, dopo
la dissoluzione dell’ordine bipolare, sono balzate in cima all’agenda globale. Il
concetto classico di sicurezza, infatti, ha ormai lasciato il campo ad una sua ver-
sione più ampia e articolata che racchiude in sé temi e questioni un tempo estra-
nei al dominio della politica estera. Sicurezza multidimensionale, globale e
umana sono le categorie analitiche che hanno accompagnato la riconcettualiz-
zazione del termine sicurezza. La protezione dello Stato e della sua popolazione
rimane dunque prioritaria, ma ad esso si affiancano sfide ben più inedite ed
impegnative.

      Da questo punto di vista, Afghanistan e Iraq hanno rappresentato due
paradigmi, perché in entrambi i casi l’intera comunità internazionale si è giocata
e si gioca tuttora la propria credibilità sulla capacità di fornire ragionevoli pro-
spettive di dignità personale e di sviluppo dei normali legami sociali ed econo-
mici Queste nuove dimensioni della sicurezza internazionale hanno trovato nel
Mediterraneo uno dei campi d’applicazione privilegiati. Dal punto di vista stra-
tegico, il Mediterraneo, nei venti anni di “pace fredda” che hanno seguito la fine
del sistema bipolare, si è gradualmente trasformato da “fronte secondario” a
“fronte primario” della sicurezza internazionale. Mentre durante la Guerra
fredda, infatti, la regione rappresentava il fianco meno problematico e rischioso
dell’Alleanza Atlantica, dopo la frattura dell’89 il “Mediterraneo allargato” è
stato solcato da nuove correnti di instabilità e di insicurezza che ne hanno fatto
un quadrante geo-politico dagli equilibri fragilissimi. Ai conflitti e ai fattori di
divisione già aperti e presenti nell’area, a cominciare dal nodo arabo-israeliano-
palestinese, si sono infatti sovrapposte nuove e complesse security issues: l’insta-
bilità politica dei paesi della sponda Sud, il gap economico tra le due sponde, le
misperceptions culturali, il terrorismo, la proliferazione di armi di distruzione
di massa, il crimine organizzato, i flussi migratori illegali e incontrollati, le que-
stioni energetiche, i temi ambientali. Tutti fattori che, nel loro insieme, fanno
del Mediterraneo un “circolo vizioso dell’insicurezza”. Nella regione mediter-
ranea, in particolare, le minacce alla sicurezza assumevano sempre più spesso
origini transnazionali, trascendendo i confini degli Stati e coinvolgendo indi-
stintamente i paesi del Nord come quelli del Sud.

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