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PANORAMA INTERNAZIONALE
Pertanto, era necessario fronteggiarle con strategie cooperative alle quali
prendessero parte attiva tutti gli Stati potenzialmente interessati. Le questioni
della sicurezza nel Mediterraneo, inoltre, riflettendo quel processo di “estensio-
ne” concettuale della sicurezza che era in atto fin dall’inizio del decennio, appa-
rivano di natura fortemente integrata e multi-dimensionale. Esse, infatti, non si
limitavano agli aspetti puramente militari ma dovevano prendere in considera-
zione le minacce prodotte dall’instabilità politica, dall’arretratezza socio-econo-
mica, dai problemi ambientali, dalla scarsità delle risorse, dai fenomeni migra-
tori, dal terrorismo internazionale. Fu proprio su tali basi che l’Unione
Europea, a metà degli anni Novanta, definì la sua complessa “dottrina” medi-
terranea, secondo la quale la fine della guerra fredda, se aveva eliminato la tra-
dizionale minaccia sovietica dalle porte meridionali dell’Europa, aveva tuttavia
evidenziato “l’acuirsi di un insieme potenzialmente esplosivo di sfide alla sicu-
rezza europea di carattere non militare, le cosiddette soft security issues”. Esse
erano individuabili soprattutto nella crescita incontrollata dei flussi migratori,
nella diffusione delle correnti radicali e fondamentaliste dell’Islam e nell’acuirsi
della minaccia terroristica, con caratteri nuovi e diversi rispetto a quella che
l’Europa aveva già conosciuto negli anni Settanta. Questi elementi di instabilità
mediterranea venivano ricondotti, nei documenti europei dei primi anni
Novanta, essenzialmente a quattro ordini di motivi: le “insoddisfacenti” condi-
zioni interne dei regimi della sponda Sud in termini di rappresentatività delle
istituzioni e di tutela dei diritti umani; la mancata risoluzione dei conflitti regio-
nali; il gap economico tra le due sponde; le percezioni conflittuali lungo le linee
dello scontro di civiltà tra Islam e Europa, particolarmente preoccupanti alla
luce dell’ormai numericamente importante presenza di comunità musulmane in
Europa(1-2-3).
(1) - Italian Navy - Report 2012 - “Maritime Security - understood in its broadest sense as guarante-
eing the free use of the sea and the effectiveness of the International Law, protecting legal acti-
vities, cracking down on crime, and safeguarding security of navigation in general - is therefore
a vital interest for Italy. One of the Navy’s main tasks is the safeguard of the areas of primary
strategic interest and therefore make its contribution at sea and from the sea to security and sta-
bility at sea, from the sea and ashore, in the region known as “Wider Mediterranean”, which
expands westwards till the Gulf of Guinea and eastwards from the Black Sea to the Persian Gulf
and the Indian Ocean. It is a very demanding task, which overcomes the capabilities of single
nations. It requires a joint, flexible and permanent effort capable of adapting as it involves the
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