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LA COSTRUZIONE DI UNA ARCHITETTURA DI SICUREZZA REGIONALE NEL MEDITERRANEO
3. La costruzione di un’architettura di sicurezza regionale nel
Mediterraneo: una priorità dai primi anni Novanta
La costruzione di un’architettura di sicurezza regionale nel Mediterraneo
e in Medio Oriente ha rappresentato, fin dai primi anni Novanta, una delle prio-
rità del discorso strategico occidentale, oscillando tra un modello di difesa col-
lettiva limitato ai soli paesi della sponda Nord ad uno schema di sicurezza coo-
perativa che avrebbe integrato le due sponde in un’unica struttura regionale.
Come si evince da uno studio edito dalla Fondazione “Mezzogiorno Europa”,
in una prima fase, corrispondente all’inizio degli anni Novanta, il Mediterraneo
è stato culla di una serie di iniziative multilaterali volte a creare stabilità, svilup-
po e sicurezza nella regione: la proposta - velocemente abortita - della
“Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione nel Mediterraneo”; (CSCM); il
Gruppo “5+5”; il “Forum Mediterraneo”; il “Dialogo Mediterraneo della
Nato” e il “Processo di Barcellona”. In detto contesto, vedevano la luce i primi
tentativi di integrazione subregionale tra i paesi arabi: l’“Unione del Maghreb
Arabo” (1989) e il “Processo di Agadir” (2001). Queste proposte, lanciate nel
clima ottimistico di quegli anni dovuto ai primi incoraggianti passi del processo
di pace in Medio Oriente, si proponevano di rafforzare le politiche precedente-
mente promosse nell’area euro-mediterranea, eliminandone nel contempo i
limiti e le distorsioni e cercando di promuovere una efficace partnership di sicu-
rezza tra le due sponde del bacino.
L’11 settembre del 2001 ha chiuso definitivamente questa epoca, segnata
dai tentativi di costruire una cooperative security attraverso gli strumenti del soft
power, e ha aperto una nuova pagina nella geopolitica regionale, in cui la rappre-
sentazione del Mediterraneo come frontiera, secondo la nota teoria di
Huntington, è tornata ad affiancarsi, e talvolta a prevalere, sull’immagine di un
mareponte o, per dirla con Fernand Braudel, di un “mare senza dogane”. Anche
in questo quadro, tuttavia, si sono succeduti, all’ombra della war on terror e dei
conflitti in Afghanistan e Iraq, vari progetti volti alla stabilizzazione politica ed
economica del Mediterraneo. In primo luogo, il disegno americano di “Greater
Middle East”, finalizzato alla stabilizzazione di lungo periodo di una zona con-
siderata “anello di crisi” e fonte di instabilità per gli equilibri mondiali.
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