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LA COSTRUZIONE DI UNA ARCHITETTURA DI SICUREZZA REGIONALE NEL MEDITERRANEO
La fotografia odierna del Mediterraneo contrasta in maniera evidente con
gli sforzi di stabilizzazione promossi dagli Attori internazionali e regionali negli
ultimi decenni.
La costruzione di un sistema di sicurezza mediterranea rappresenta infatti
da almeno un ventennio uno degli obiettivi più esibiti, da parte della comunità
internazionale. Già all’indomani della fine della guerra fredda, con il crollo delle
rassicuranti certezze garantite da un condiviso ordine globale congelato, la paci-
ficazione della regione balzò in cima all’agenda delle varie diplomazie occiden-
tali che, infervorate dallo “spirito di Oslo”, misero in cantiere una serie di ini-
ziative volte a garantire un sistema di sicurezza condiviso per l’Oriente mediter-
raneo. La strage dell’11 settembre 2001, ha riaperto la stagione della guerra tota-
le al terrorismo che, dall’Afganistan all’Iraq, avrebbe a lungo infestato il primo
decennio del nuovo secolo. Infine le rivolte della cosiddetta “primavera araba”
e le connesse crisi nella Regione del Sahel, hanno riproposto, con forza, la
necessità di rimuovere i fattori di destabilizzazione dal Mediterraneo, nel tenta-
tivo di rilanciare la collaborazione fra i popoli che vi si affacciano.
2. Il Mediterraneo: i principali fattori di crisi
La natura di ciascun conflitto interno agli stati del Mediterraneo, come si
afferma in uno studio dell’Istituto Vittorio Bachelet, ha origini proprie, spesso
risalenti nel tempo e di matrice differente. Tra i fattori che possiamo annoverare
tra le cause di questa situazione vi è in primo luogo la difficile relazione tra
potere politico, società civile e religione che ha, da una parte, rallentato il pro-
cesso di coesione sociale e, dall’altra, indebolito quello di maturazione degli
assetti democratici.
In secondo luogo la repentina evoluzione demografica e sociale degli ulti-
mi cinquant’anni che ha alterato gli equilibri preesistenti, ponendo domande
inedite, spesso provenienti dalle generazioni più giovani.
A riguardo, si consideri che nel corso di questo periodo la popolazione
araba è passata da ottanta a duecentocinquanta milioni di abitanti, di cui il ses-
santa per cento ha un’età inferiore ai venti anni.
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