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I CARABINIERI DEL 1945 - L’ITALIA LIBerATA
dopo la caduta del fascismo, in seguito, arrestato poiché ritenuto responsabile della
mancata difesa di Roma. Poco tempo prima, inoltre, la Jugoslavia ne aveva richiesto
l’estradizione in quanto considerato responsabile di crimini di guerra ai danni della
a
popolazione slovena quando era al comando della 2 Armata di stanza in Croazia.
L’evasione ebbe gravissime conseguenze e una risonanza mondiale . Il Times
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del 7 marzo 1945 titolava: La Folla Attacca il Palazzo. Il corrispondente da Roma
evidenziava che la fuga era stata la causa di una manifestazione pubblica contro la
monarchia… e una grande folla ha cercato di attaccare il palazzo del Quirinale. Una
bomba è stata lanciata contro l’edificio, e una donna è stata uccisa e due membri della
polizia militare della rAF sono rimasti feriti. La manifestazione era stata organizza-
ta dai partiti di sinistra che avevano invitato allo sciopero per partecipare al corteo. Il
giornale di Londra aggiungeva che oltre 15.000 persone si sono radunate, la maggior
parte delle quali marciava in gruppi portando bandiere di partito con slogan come
“Morte ai criminali fascisti, ripulite l’esercito, i carabinieri e la polizia”.… “Morte al re”.
Circa 3.000 persone si avvicinarono al Quirinale e furono accolte da un cordone di
carabinieri che, tuttavia, non riuscirono a fermare l’assalto. Apparvero carabinieri a
cavallo che costrinsero la folla a indietreggiare e, quando la bomba esplose, spararono
diversi colpi sopra le teste delle persone, che iniziarono a disperdersi. Si segnalano disor-
dini anche in altre parti della città. Una vera e propria sommossa popolare alla quale
il Governo non potette mostrarsi indifferente. Il giornalista britannico sottolineava
infatti che Ivanoe Bonomi, l’allora Presidente del Consiglio, ha convocato subito una
riunione dei principali ministri, rappresentanti i quattro partiti di governo. Il gene-
rale Taddeo Orlando, comandante dei carabinieri, deve essere rimosso dal suo incari-
co, in base al principio che i superiori devono pagare per gli errori dei loro subordinati.
Orlando, come roatta, è stato classificato come criminale di guerra dal maresciallo
1 L’evento è stato oggetto di approfondimento perfino ai giorni nostri da parte della Commissione
Parlamentare di Inchiesta sulle cause dell’occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti (isti-
tuita con legge 15 maggio 2003, n. 107 durante la XIV Legislatura), che nella Relazione di
Minoranza (relatore On. Carlo Carli, Doc. XXIII N.18-bis) in proposito evidenzia che: Principale
imputato nel processo in corso presso l’Alta Corte di giustizia, Roatta riuscì a fuggire nella notte fra
il 4 e il 5 marzo dall’ospedale militare in cui era stato ricoverato per problemi di salute. Apparve evi-
dente l’aiuto ricevuto per la fuga. Sia gli Alleati sia la vecchia classe dirigente che faceva capo a
Badoglio temevano che durante il processo Roatta avrebbe potuto rivelare particolari imbarazzanti
di cui era a conoscenza. Come ex responsabile del servizio segreto militare egli conosceva molte
vicende pericolose per la reputazione dei governi britannico e statunitense (ad esempio l’offerta fatta
da Chamberlain a Mussolini di alcune colonie francesi, fra cui Tunisi), e - come stretto collaboratore
di Badoglio - molti particolari sull’abbandono di Roma da parte del Re e sulle vicende armistiziali.
Il Presidente del Consiglio Bonomi prese poi alcuni provvedimenti come la destituzione dal coman-
do dell’Arma dei carabinieri del generale Taddeo Orlando, la riorganizzazione del SIM sottratto al
controllo dello stato maggiore delle forze armate e trasferito alle dipendenze del Ministero della
Guerra col nuovo nome di Ufficio Informazioni. L’Alta Corte condannò Roatta, in contumacia,
all’ergastolo. Il generale, nascostosi dapprima in una villa nel senese, riparò poi in Spagna, dove rima-
se fino al 1966 quando ritornò in Italia. Nel 1948 la sentenza dell’Alta Corte fu annullata.
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