Page 44 - Rassegna 2025 numero speciale 2
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i CArABiNiEri dEl 1945 - l’ItalIa lIberata
di contro, se londra sembrava comunque favorevole a mantenere Casa
Savoia al potere e a inquadrare la ‘nuova italia’ postbellica nella sua sfera di influenza
nel Mediterraneo, la posizione di Washington era decisamente più cauta. il timore
condiviso era quello di un’ascesa delle forze antisistemiche nella vita pubblica,
primo fra tutti il Partito comunista, che con la svolta di Salerno e l’abbandono della
pregiudiziale antimonarchica si era ritagliato un ruolo di primo piano dentro al
fronte unitario antifascista. d’altro canto, le ricette di Churchill e roosevelt per
evitare una simile eventualità erano molto diverse, anche alla luce di quelle che
erano state le esperienze di Gran Bretagna e Stati Uniti con le diaspore antifasciste
che avevano ospitato. Un ulteriore aspetto di complessità erano i difficili rapporti
che esistevano fra le varie anime dell’antifascismo all’estero e i contrasti che separa-
vano queste dalle forze rimaste in patria, che tenevano a vedere nelle prime soprat-
tutto i portatori degli interessi dei rispettivi referenti.
Solo gradualmente le diversità di vedute fra gli Alleati trovano un momento
di convergenza. È soprattutto il timore dello scivolamento dell’italia nell’orbita
comunista quello che spinge i vertici politici britannici a guardare all’assunzione di
responsabilità da parte degli Stati Uniti nei confronti del paese come all’unica pos-
sibile opzione per evitare la perdita del paese .
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l’annuncio prima, il ristabilimento poi delle relazioni diplomatiche fra il
governo italiano e l’UrSS fanno molto per alimentare i timori di londra, da una
parte aprendo un canale di dialogo privilegiato fra roma e Mosca in una fase in cui
il rapporto con londra e Washington è ancora incerto, dall’altra permettendo
all’Unione Sovietica di aggirare l’handicap di non avere un proprio rappresentante
all’interno della Commissione di controllo ma solo nel meno rilevante advisory
council for Italy. il risultato non è solo un mutare degli equilibri fra gli alleati, ma
anche dell’atteggiamento rispetto alle dinamiche politiche interne, che diventa via
via meno intrusivo rispetto a quanto non lo fosse stato ancora alla fine del 1944. Si
consolida, in altre parole, l’idea espressa nel luglio 1944 da James dunn, direttore
dell’Ufficio affari europei del dipartimento di Stato, secondo cui, con un governo
“antifascista, pro-Nazioni Unite e democratico” al potere, l’italia era già “entrata …
nel periodo postbellico” .
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l’obiettivo resta, comunque, quello di una transizione ‘pilotata’, che si salda,
ora, con lo sforzo di stabilizzare la situazione socioeconomica con l’erogazione delle
prime tranche degli aiuti che avrebbero cominciato a fluire nei mesi successivi.
14 Moshe Gat, the soviet Factor in british policy towards Italy, 1943-1945, in the Historian, vol. 50
(1988), n. 4, pp. 535-557.
15 Cit. in Andrew Buchanan, american grand strategy in the Mediterranean during World War II,
Cambridge, New York, Cambridge university press, 2014, p. 191.
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