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I CarabInIerI del 1945 - L’ITALIA LIbeRATA




             dicembre 1942 furono poche proficue, anche perché non erano organizzate con le
             necessarie precauzioni e professionalità. mentre procedevano favorevolmente le ope-
             razioni nel nord africa, gli alleati iniziarono a predisporre piani operativi per sbarcare
             in Sicilia o in Sardegna e il Soe fu invitato a dare un supporto.
                  tra i prigionieri di guerra, un ex carabiniere (nome di copertura Pisano), di ori-
             gine sarda, si presentò volontario per essere infiltrato in Italia. all’inizio non fu accet-
             tato perché non aveva ancora terminato l’addestramento necessario, come Gabriel,
             ungherese di nascita ma cresciuto in Italia, divenuto rapidamente un abile operatore
             radio telegrafico. Si pensò di inviarli insieme in Sardegna, per costituire una squadra,
             grazie alla conoscenza del territorio del Pisano e delle capacità da radiotelegrafista di
             Gabriel.
                  Sbarcati  da un sottomarino su una spiaggia sarda,  pochissimi giorni  dopo
             Gabriel iniziò a inviare molti messaggi, destando i sospetti dei britannici che ritenne-
             ro catturati i due agenti e che i messaggi erano dettati dal nemico. Così iniziò una
             sorta di informazione - disinformazione, il Quartier Generale alleato inviava mes-
             saggi facendo comprendere che il possibile sbarco in Italia sarebbe avvenuto proprio
             in Sardegna, utilizzando in modo positivo una missione fallita.
                  dopo l’armistizio, nella confusione del momento, Pisano riuscì a sottrarsi
             all’internamento  mentre  Gabriel fu catturato  per  poi  essere  trasferito in
             Germania . l’atteggiamento degli alleati, verso le strutture militari italiane, iniziò
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             a cambiare sia durante i colloqui a lisbona della missione Castellano, sia nel settem-
             bre 1943 quando iniziò una collaborazione con il SIm, il Comando Supremo ita-
             liano e la Commissione alleata di Controllo, che assunse un altro atteggiamento
             una volta arrivato messe al Comando Supremo, vista la personalità pragmatica
             dell’uomo. nella relazione, messe ricorda che, alla vigilia dell’offensiva alleata, si
             erano già delineate in alcune zone dei raggruppamenti di resistenti, come ad esem-
             pio:
                  ➣ il Gruppo bande delle langhe con a capo il maggiore mauri (maggiore di
             S.m., martini);
                  ➣ la divisione ‘Garibaldi’ della Valsesia al comando di moscatelli;


               ta per molte ragioni, operative e politiche.
             9  In tempi successivi si seppero ulteriori dettagli che confermarono la supposizione britannica: i due
               agenti erano sbarcati con successo, la strada da loro seguita dalla spiaggia aveva fatto evitare controlli
               ma, il secondo giorno, proprio quando la squadra sembrava apparentemente salva in una area sele-
               zionata, Gabriel si era avvicinato a un pastore per chiedere notizie sulla strada da seguire. In quella
               regione nessuno per questo motivo avrebbe avvicinato un pastore, il quale, essendo stato interpella-
               to da persone che non conosceva, riportò questo strano incontro a chi di dovere. I due furono cat-
               turati e la radio di Gabriel, usata per la disinformazione da ambo le parti. Questo spiegò in seguito
               perché il Comando Supremo ritenne per un certo periodo di tempo, molto possibile uno sbarco
               alleato in Sardegna.

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