Page 138 - Rassegna 2025 numero speciale 2
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I CarabInIerI del 1945 - L’ITALIA LIbeRATA




             d’anni, sia quelli del Comando Supremo - Stato maggiore Generale, e quelli angloa-
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             mericani (anch’essi resi disponibili e non tutti, solo dagli anni novanta) , risulta
             chiaro che i membri di queste missioni, almeno in quelle organizzate dal SIm, furo-
             no per il 95% militari italiani (regia marina, regio esercito e regia aeronautica),
             per il resto composte da personale civile, che si affiancò a loro, sia per partecipare
             operativamente alle missioni, sia per sostenerle finanziariamente. molti militari ita-
             liani poi furono inseriti in missioni organizzate dagli alleati.
                  è doveroso fare un primo sostanziale riferimento alla relazione del generale
             Giovanni messe, scritta  nell’aprile 1945  ma  pubblicata  dallo Stato maggiore
             dell’esercito solamente nel 1975, dal titolo L’azione dello Stato Maggiore Generale
             per lo sviluppo del movimento di liberazione, alla quale si farà puntuale riferimento .
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                  messe  era  diventato Capo  di Stato maggiore Generale  e Comandante
             Supremo delle Forze armate italiane del regno d’Italia il 18 novembre 1943.
                  In quei mesi esercito, marina e aeronautica avevano dato supporto alle ope-
             razioni che gli angloamericani conducevano in Italia, in particolare l’esercito con il
             primo raggruppamento motorizzato, il Corpo Italiano di liberazione, i Gruppi di
             Combattimento e le divisioni ausiliarie.
                  nonostante ciò, tutto questo non era sufficiente perché occorreva anche ope-
             rare oltre le linee nemiche, sostenendo quella resistenza che si era ormai concretata
             anche nel nord nazifascista e che necessitava di un aiuto costante e organizzato. era
             necessario un movimento di resistenza spontaneo, un movimento di liberazione
             che ebbe un contributo notevole dalle strutture militari apicali di quel periodo,
             come lo stesso messe indica, presentando la sua relazione. Quali dovevano essere
             dunque gli strumenti per attuare una resistenza attiva oltre ai combattimenti sulle
             linee del fronte? era evidente che nulla o quasi poteva essere condotto a buon fine
             senza una intesa con gli angloamericani.
                  la collaborazione attiva con gli alleati si esplicava in missioni di collegamento
             a scopo principalmente informativo. dopo aver ricevuto le necessarie informazioni
             da queste missioni, si potevano organizzare quelle operative, per lo stretto contatto
             con le ‘bande di resistenza’. Si pensava anche a missioni speciali per compiti parti-
             colari. Il fine ultimo che il Comando Supremo intendeva perseguire: dare al movi-
             mento di resistenza un carattere unitario, organico, su basi militari, amalgamando
             le varie tendenze e convogliando le varie iniziative verso l’unico scopo: la guerra con-



             2  Soprattutto in naUK, inventari Wo, Fo, Cab, prm, adm; in nara, principalmente in rG
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             3  Ufficio Storico Stato maggiore esercito, Relazione Messe: L’Azione dello Stato Maggiore Generale
               per lo Sviluppo del Movimento di Liberazione, aUSSme, roma, 1975.
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