Page 139 - Rassegna 2025 numero speciale 2
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I RAPPoRTI TRA MILITARI ITALIANI e ALLeATI doPo LA LIbeRAzIoNe
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tro i nazifascisti . obiettivo complesso da raggiungere e umanamente difficile.
non sempre si riuscì ad ottenere un efficiente coordinamento concreto; dal
punto di vista organizzativo, messe aveva deciso di costituire dei comandi regionali
(nove in totale), per dare delle direttive unitarie e coordinare le attività di ciascun
gruppo di resistenza, definite ‘banda’. era importante che tutte queste forze resi-
stenti si coordinassero con il Comando Supremo e di conseguenza anche con i
comandi alleati. erano previsti rapporti con i partiti antifascisti che si esprimevano
localmente tramite i Comitati di liberazione nazionale (Cln).
non era facile riuscire a coordinare tutte le istanze resistenziali che proveniva-
no dalla parte militare e civile. ma il 10 dicembre 1943 il Comando Supremo, con
la circolare n. 333/op, impartiva ordini e direttive per organizzare e condurre la
guerriglia secondo gli obiettivi prefissati . è una circolare che rappresenta il quadro
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di quella che era la situazione nel dicembre 1943, con dettagli che danno la misura
delle difficoltà quotidiane da affrontare da coloro che avessero deciso di militare
nelle bande e del pragmatismo e lucidità di chi la firmava.
la circolare fu inviata al Comando bande militari: del piemonte, della
liguria, della lombardia, del Veneto, dell’emilia-romagna, della toscana, del
lazio e dell’abruzzo. Queste venivano considerate aliquote delle Forze Armate ita-
liane rimaste isolate in territorio occupato. tutti coloro che operavano in queste
organizzazioni erano considerati combattenti regolari, in servizio militare, in zona
di operazione. I comandanti a capo di queste bande e i loro gregari operavano alle
dipendenze del Comando Supremo, militari in servizio e come tali non avevano
alcun colore politico, né di destra ne di sinistra, fermo restando che i partiti doveva-
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no essere i loro migliori alleati sul piano della guerra contro i tedeschi e ai fini della
tenuta dell’ordine pubblico.
era evidente che, molto spesso, viste le difficoltà di reperimento materiali, non
tutti potevano avere un’uniforme regolare e quindi era stato previsto, per coloro
che si aggiravano in ambito civile, un distintivo costituito da un doppio nastro trico-
lore al bavero della giubba; tale distintivo era stato depositato dal regio Governo a
Ginevra. le bande avrebbero dovuto fornire il massimo appoggio ai militari inglesi
e americani, ex prigionieri di guerra reimpiegandoli nelle formazioni, poiché ritenu-
ti utili nella lotta ai tedeschi.
4 Ivi, p.13.
5 Il testo integrale in Relazione Messe cit., allegato n. 1, pp. 149 e ss. In molte opere di studiosi stranieri
le operazioni dei partigiani italiani contro i tedeschi e i nazifascisti sono considerate fra le più impor-
tanti azioni di guerriglia del passato e del presente. V. major H. Von dach, Total Resistance. Swiss
Army Guide to Guerrilla Warfare and Undergrounds, paladin press, Colorado, USa, 1965 e su
www.paladin-press.com. Questo volume analizza le tecniche di cui una resistenza ha bisogno per
sconfiggere una invasione o una forza occupante.
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