Page 235 - Rassegna 2025 numero speciale 1
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VIaggIo nell’orrore dI mauthauSen.
                       Il memorIale InedIto del carabInIere reale nIcolangelo cIamarra




               4.  Il rientro in Molise
                    trascorrono i giorni ed arriva marzo allorquando iniziano a circolare le prime
               voci sull’arrivo dei russi mentre i camini del crematorio continuano a funzionare a
               pieno ritmo, più che nel passato, forse per annullarci e non lasciare testimonianze
               degli orrendi delitti commessi [...]. un giorno, il medico slavo, passando tra i prigio-
               nieri ci disse a bassa voce di rallegrarci perché mussolini era stato ucciso e hitler era
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               scomparso e gli americani stavano per arrivare .
                    infatti il rombo dei cannoni si sente sempre più ravvicinato così come il crepitio
               delle mitragliatrici e le scariche delle fucilerie, strumenti di morte che a Ciamarra e agli
               altri prigionieri sembrano però musiche divine, cori angelici. Poi il felice risveglio, la
               mattina di sabato del 5 maggio 1945, con quelle urla di gioia che all’unisono riecheg-
               giano in tutto il campo. gli americani! gli americani! sono le truppe della terza
                                                               ª
               Armata  del generale Patton che con  i carri  dell’11 divisione corazzata  entrano a
               Mauthausen dalla “Porta mongola”.
                    uno spettacolo meraviglioso e orrendo allo stesso tempo si offrì ai nostri occhi l’odiata
               piazza dell’appello era gremita finalmente di uomini liberi o meglio larve umane vestite
               di cenci che, a mani alzate, ondeggiavano di qua e di là. Poi qualcuno sfasciò la porta
               della nostra prigione e uscimmo al sole di maggio, lasciando nelle baracche i morti e i
               moribondi, ai quali ormai non interessava più hitler o mussolini, la pace o la guerra, gli
               americani o i russi. erano scomparsi i kapò, scomparse le SS  e nelle garitte si intravvede-
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               vano solo gli uomini della Feldgendarmerie austriaca. I camini erano spenti .
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                    il carabiniere Ciamarra, ombra tra le ombre per il peso che ormai non supera i
               trentacinque chilogrammi, si unisce al giubilo degli altri prigionieri, cerca spazio tra la
               folla, ma molti sono quelli che cadono a terra stremati dopo aver speso le ultime ener-
               gie per dare il benvenuto ai liberatori i quali si trovano davanti uno spettacolo inaspet-
               tato, infernale, da girone dantesco. increduli e sbigottiti f lmano, fotografano quel-
               l’umanità sof erente e brutalmente annientata, telegrafano per ottenere viveri, vestiari
               e medicine. Per alcune settimane il lager continua ad essere il luogo della fame, delle
               cimici, dei pidocchi, delle malattie, della pietà e della morte.
                    I medici lavoravano a ritmo serrato con pochi risultati per la mancanza di
               strumenti e medicinali, i sacerdoti non facevano in tempo ad assolvere i morenti. le
               fosse pietosamente e faticosamente scavate erano sempre insufficienti per accogliere i
               cadaveri, le pattuglie addette alla ricerca dei nazisti nascosti, molto spesso non riusci-


               33  ivi, p. 24.
               34  il comandante Franz Ziereis dopo essersi nascosto per giorni nelle campagne viene catturato e ferito
                  a morte.
               35  Memoriale di nicolangelo Ciamarra, p. 25.

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