Page 231 - Rassegna 2025 numero speciale 1
P. 231

VIaggIo nell’orrore dI mauthauSen.
                       Il memorIale InedIto del carabInIere reale nIcolangelo cIamarra




               e impiccagioni. Ciamarra così ricorda il primo impatto con il lager.
                    entrammo nel recinto e vi sostammo per ore in attesa di ordini […]. restammo
               nudi nella neve per ore, poi ci convogliarono verso i sotterranei per la doccia. Qui, bar-
               bieri maldestri ci tosarono come pecore, lasciando cadere a terra capelli, peli, pelle e
               sangue. un medico guardando i miei piedi arrossati e tumefatti mi disse: “tu kankr
               […] tu malato […] tu revier”. Stavo pensando al mio triste destino quando un kapò
               mi prelevò, insieme ad un’altra decina di malati, per condurci a valle, in una delle
               baracche che fungevano da ospedale […]. la prima notte divisi la cuccetta con un
               anziano degente di bologna che conosceva il lager per esserci stato prigioniero durante
               la Prima guerra mondiale. mi raccontò cose orribili di quei luoghi e mi disse che
               nel revier si soggiornava solo qualche settimana, se non si fosse guariti subito, si sareb-
               be passati direttamente nella camera a gas .
                                                      25
                    il mattino seguente Ciamarra si ritrova con i piedi cosparsi di bolle. Chiede
               inutilmente ad uno spazzino della baracca di essere accompagnato nell’infermeria,
               poi due ragazzi torinesi ridotti pelle ed ossa gli fanno strada sostenendolo lungo il
               percorso.
                    nell’attesa, assistetti a cose spaventose: medici e pseudo-medici tagliavano senza
               pietà e senza precauzioni flemmoni, ascessi, gambe e piedi congelati fra urla di dolo-
               re, pianti e gemiti. giunto il mio turno, un medico mi strappò le bolle con le mani
               sporche di sangue, spalmò le ferite con un unguento e mi avvolse i piedi nella carta
                       26
               igienica .
                    il giovane carabiniere ha fretta di guarire per lasciarsi alle spalle quel luogo di
               dolore e sof erenza. i miglioramenti sono lenti ma costanti f no a quando le crosti-
               cine si sono ben formate. Al medico del “Revier” chiede di voler lavorare come bar-
               biere. la riposta è un gut gut, lager ed una “l” che gli viene impressa sulla mano
               sinistra. Poi un kapò lo conduce in una baracca di smistamento dove si ritrova con
               altri italiani.
                    nudi, accovacciati sotto stracci di coperte, stretti gli uni agli altri per non perde-
               re quel poco di calore che ancora emanavano i nostri corpi, parlavamo di cibo. Il cibo
               dominava in tutti i discorsi, su tutte le necessità, su tutti i pensieri. Sognavamo di
               mangiare non cose prelibate, ma patate cucinate alla tedesca o secondo le nostre usan-
               ze, di tagliare il pane a fettine sottili sottili per l’illusione di averne una maggiore
               quantità a nostra disposizione. Persino la notte, molti di noi muovevano nel sonno le
               mascelle nell’atto di masticare .
                                           27

               25  ivi, p. 17.
               26  Ibidem.
               27  Memoriale di nicolangelo Ciamarra, p. 18.

                                                                                        229
   226   227   228   229   230   231   232   233   234   235   236