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i Carabinieri del 1945 - la lIberazIone




             voce femminile gridava: “apri carabiniere ciamarra! apri carabiniere ciamarra”
             e forzava la porta. chi poteva essere? che voleva questa donna che conosceva il mio
             nome? mentre stavo aprendo una raffica di mitra squarciò il buio della notte e una
             pallottola mi sfiorò il sottomento, su quale porto ancora la cicatrice. come una visione
             apparve sull’uscio una ragazza in uniforme tedesca (era anita, la figlia della cuoca
             che preparava i pasti in caserma), accompagnata da due SS. mi sembrò di ravvisare
             in lei una giovane del mio paese ed esclamai: “anita che fai tu qua?”. Per tutta rispo-
             sta lei mi disse ironicamente: “e bravo carabiniere ciamarra, è così che vuoi salvare
             l’Italia?”. Poi vedendo attraverso la mia camicia sbottonata il rosso della canottiera,
             confezionatami da una magliaia di cavour, continuò: “anche comunista, eh?”. mi
             morsi le labbra, incerto se parlare o meno. optai per la prima soluzione e risposi
             facendomi forza, con arroganza: “non sono mai stato comunista e mai lo sarò. ho
             servito sempre la mia Patria e tuttora la sto servendo”. Il mio tono irritò l’ufficiale
             tedesco che prese a picchiarmi sul viso con la canna del fucile, spezzandomi un dente.
             Indi mi buttarono a terra nel fango, a pancia in giù. rimasi immobile in attesa del
             colpo di grazia, invece, mi tennero lì per tutto il tempo della perquisizione della casa,
             messa a soqquadro. Per fortuna non trovarono nulla” .
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                  Con il volto insanguinato, tra due ss, Ciamarra lascia il casolare dei Brarda
             per essere condotto al comando tedesco di Cavour dove viene sottoposto ad uno
             sf brante interrogatorio. i militari germanici certi della sua appartenenza ai gruppi
             partigiani tentano in ogni modo di ottenere informazioni sull’organizzazione e sui
             movimenti della Brigata Garibaldi, ma Ciamarra resiste, non rivela nulla. dichiara
             solo di essere un carabiniere in convalescenza rimasto bloccato in quei luoghi per-
             ché impossibilitato a raggiungere il paese natio. Ciamarra precisa che la licenza
             dell’Arma è rimasta nelle mani dei partigiani dai quali è stato fatto prigioniero a
             Barge  perché la parola “milite” apposta sul documento aveva fatto supporre la sua
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             appartenenza al Partito Fascista. da Cavour il giorno seguente viene tradotto nelle
             carceri della Castiglia a saluzzo dove subisce altri spossanti interrogatori. Ma è tutto
             inutile, Ciamarra resiste nonostante gli insulti, le nerbate e i violenti pugni che lo
             colpiscono sul volto e sulla pancia. nel penitenziario incontra una ragazza di sua
             conoscenza alla quale chiede di intercedere con i suoi amici tedeschi af  nché fosse
             spedito a lavorare nella todt , ma lei per tutta risposta e con tono arrogante rispon-
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             de: altro che todt, tu sarai deportato in germania e ringrazia Iddio di non essere

             13  ivi, p. 9.
             14  Comune della provincia di Cuneo.
             15  era l’organizzazione tedesca che aveva il compito di realizzare le grandi opere impiegando manodo-
               pera coatta per la costruzione di strade, ponti e altre vie di comunicazione vitali per gli spostamenti
               delle armate del terzo Reich.

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