Page 229 - Rassegna 2025 numero speciale 1
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VIaggIo nell’orrore dI mauthauSen.
                       Il memorIale InedIto del carabInIere reale nIcolangelo cIamarra




               fame più nera perché non ci somministravano nemmeno la consueta brodaglia di
               acqua e barbabietole. Qualche giorno dopo venimmo a conoscenza del vero motivo
               della punizione: un gruppo di ardimentosi aveva organizzato, per la notte di natale,
               l’evasione di tutti i prigionieri del blocco, attraverso un tunnel, scavato sotto il famoso
               castelletto che portava a sette metri fuori dal recinto. agiva di notte in gran segreto e
               con la massima prudenza, sostituendo la terra rimossa ai trucioli dei pagliericci, bru-
               ciati nella stufa del baraccone. Purtroppo una spia, all’ultimo momento, aveva fatto
               fallire l’impresa con le conseguenze più atroci per i diretti responsabili .
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                    nel lager di Bolzano, Ciamarra e gli altri prigionieri trascorrono una decina di
               giorni quanto basta per scoprire le pessime condizioni di vita, le torture, i tormenti,
               gli strazi, le atrocità, i martiri. dieci giorni che f accano Ciamarra nel f sico ma non
               nello spirito fortemente determinato a resistere, ad andare avanti in quella che con-
               sidera la sua lotta al nazifascismo. Ma sia per Ciamarra che per gli altri detenuti si
               prof lano giorni ancora più duri, incubi peggiori che nessuno riesce ad immaginare
               anche per un solo istante. Presto ai loro occhi si apriranno le porte dell’inferno!

               3.  La  deportazione  a  Mauthausen  e  il  duro  lavoro  nel  sottocampo  di
                  Amstetten
                    l’8 gennaio nel campo di Bolzano risuona prepotente la voce di un uf  ciale
               tedesco che con toni sprezzanti e di compiacimento annuncia la loro partenza per
               Mauthausen. il nome di questa località dell’Austria è ignorata dalla stragrande mag-
               gioranza dei prigionieri in altri, invece, più informati evoca morte ed orrore. Alla
               stazione di Bolzano uomini, donne e bambini, stipati come animali, vengono cari-
               cati sui vagoni merci di un treno interminabile che di lì a poco inizia lentamente a
               muoversi. i deportati sono senza acqua, una sola razione di pane di segale e paté di
               pesce che accresce la sete. Ciamarra ode i lamenti e le sof erenze dei suoi compagni
               di sventura in quel carro ammorbato, col trascorrere delle ore, anche dal fetore
               insopportabile dei loro escrementi. Con la poca luce che penetra da un piccolissimo
               f nestrino Ciamarra scorge i monti innevati del Brennero che gli ricordano quelli
               dell’Appennino molisano, del Matese, di Frosolone e di Capracotta.
                    li rivedevo nel loro immacolato candore rifulgere al bacio del sole. Poi timida-
               mente e furtivamente il pensiero si insinuava nella mia casa. Vedevo mia madre con
               gli occhi arrossati dal pianto, lasciare il telaio per ravvivare il fuoco; mio padre, stanco
               ed avvilito, affondare le gambe nella neve per consegnare la posta che arrivava ad altri
               ma mai a lui, immaginavo la mia ragazza in trepida attesa di notizie. Il passato mi


               19  Johannes Geisler.
               20  Memoriale di nicolangelo Ciamarra, pp. 12-14.

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