Page 225 - Rassegna 2025 numero speciale 1
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VIaggIo nell’orrore dI mauthauSen.
                       Il memorIale InedIto del carabInIere reale nIcolangelo cIamarra




               operativa della iV Brigata Garibaldi, alla quale viene aggregato col nome di battaglia
               “silvio” in onore di silvia, una ragazza del luogo che Ciamarra frequenta e per la
               quale nutre af etto e simpatia.
                    cominciai così la mia avventura di partigiano senza alcuna ideologia politica,
               sempre ligio ai compiti che mi venivano assegnati conscio dei sacrifici e dei rischi che
               la  guerriglia  comportava.  tuttavia,  qualche volta,  ho  dovuto  trattenere  la  mia
               irruenza giovanile e la mia sensibilità. dopo un periodo di “rodaggio” fui assegnato
               al servizio informativo che agiva nelle campagne per conoscere i movimenti e le poten-
               zialità dell’avversario. In virtù del mio trascorso di carabiniere fui posto al comando
               di una pattuglia di quattro uomini, il cui raggio di azione era circoscritto all’agro di
               cavour. operavamo separatamente, coadiuvati dalla popolazione e da un confiden-
               te cittadino e a sera ci incontravamo in luoghi convenuti per confermare le notizie e
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               inviarle al comando” .

               2.  Dalla cattura per delazione al blocco E del campo di Bolzano
                    Ciamarra trascorre la notte in un casolare di sant’Anna di Cavour. dorme in
               un locale a piano terra, privo di luce elettrica, rischiarato di giorno da una stretta
               f nestrella che dà sul cortile. la famiglia Brarda che lo accoglie gli riserva l’af etto di
               un f glio. negli ultimi giorni di settembre il giovane partigiano inizia ad avvertire
               sempre più un triste presentimento, un presentimento oscuro e incalzante che non
               gli dà pace, che gli toglie il sonno e l’appetito. la sera del 4 ottobre rientra a casa più
               depresso del solito. Rif uta la cena. si siede accanto alla f glia della padrona di casa
               che fa la sarta. si discute del più e del meno ma il suo pensiero vaga lontano, sper-
               duto nell’ignoto. A tarda ora per calmare l’ansia avvolge la pistola avuta dai parti-
               giani in uno straccio e, oltrepassata l’aia, la nasconde sotto un cumulo di pietre. Ad
               un tratto la cagnetta lola prende ad abbaiare, tutti i tentativi di calmarla risultano
               vani. l’ex carabiniere si inf la a letto ma non riesce a prendere sonno. una voce pre-
               potente continua  a  ripetergli:  alzati  e fuggi…  alzati  e fuggi.  inizia  a  piovere.
               Ciamarra si alza dal letto sof ocato da quella voce sempre più insistente che gli con-
               siglia di fuggire. Ma dove andare con quel diluvio? torna quindi a letto convinto
               che è meglio attendere l’alba. Ma ad un tratto il presentimento si trasforma nel peg-
               giore degli incubi con l’arrivo dei tedeschi che bussano alla porta del casolare. sono
               momenti di grande concitazione, di angoscia e paura, che Ciamarra così ricorda.
                    Verso l’una di notte, udii delle voci concitate che sembravano abbaiare. Saltai
               dal giaciglio e, poiché avevo con me manifestini partigiani, scesi precipitosamente in
               cantina, li ridussi in mille pezzi e li nascosi in una damigiana. Intanto una fresca


               12  ivi, p. 6.

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