Page 223 - Rassegna 2025 numero speciale 1
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VIaggIo nell’orrore dI mauthauSen.
                       Il memorIale InedIto del carabInIere reale nIcolangelo cIamarra




               le stellette militari e imposta la camicia nera, mentre i tedeschi incominciarono a sot-
               toporci ai loro ordini. Intanto i movimenti partigiani si andavano organizzando e
               facevano sentire la loro presenza. I tedeschi, a loro volta, rastrellavano, effettuavano
               feroci rappresaglie, stragi e pubbliche esecuzioni capitali .
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                    Ad una di queste esecuzioni è costretto ad assistere anche il giovane Ciamarra.
               è il 21 dicembre 1943. Ad essere impiccato è Alfredo sforzini,  caporale di un
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               reparto corazzato del reggimento “Cavalleggeri Monferrato” il quale, dopo l’armi-
               stizio, per non farsi catturare dai soldati della Wehrmacht si dà alla macchia per poi
               conf uire nella iV Brigata Garibaldi attiva in Val Montuoso prima di essere cattu-
               rato dietro delazione. i tedeschi per estorcergli informazioni lo sottopongono a
               indicibili torture, ma egli non rivela nulla dell’attività e dei movimenti dei partigiani
               per  questo viene condannato a morte per  impiccagione.  Ciamarra  scrive:
                    un  giorno,  l’impiccagione  di  un partigiano,  alla quale  mio  malgrado fui
               costretto ad assistere, mi diede la misura del dramma che stavamo vivendo. ero di
               pattuglia a cavour con un altro carabiniere, quando in piazza  ci imbattemmo in
                                                                          9
               un gruppo di tedeschi che ci imposero di approntare un cartello con la scritta in lingua
               italiana: “così muore chiunque uccide un soldato tedesco”. costernati ci recammo al
               comune,  facemmo  redigere  la “sentenza”  dai  riluttanti  impiegati  e  tornammo
               indietro. appena consegnato il cartello, dal quadrivio, dove era in attesa sotto un
               lampione, si mosse un’autoblinda che andò a piazzarsi sotto un balcone dal quale
               pendeva una corda. recava a bordo un giovane ammanettato, muto, bianco come la
               morte. I tedeschi gli infilarono la testa nel cappio e, a un ordine dell’ufficiale, l’auto-
               blinda partì. l’uomo, privo del sostegno, dopo un tragico sobbalzo, rimase lì ciondo-
               loni con il cartello appeso al collo. l’impressione fu enorme e capimmo che ormai ogni
               balcone poteva diventare un patibolo, tanto fu il dolore, lo sdegno e la paura di coloro
               che furono costretti ad assistere a un tale orrendo spettacolo.
                    il corpo di sforzini, Medaglia d’oro al Valor Militare alla memoria, rimane
               appeso con il cartello al collo per quarantotto ore quale monito a chiunque avesse
               ucciso un soldato tedesco. il nome di sforzini viene poi assunto dalla iV Brigata
               Garibaldi di cui aveva fatto parte e, dopo la liberazione, il comune di Cavour gli
               dedica la piazza principale della città.
                    Frattanto dal comando legione di torino giunge l’ordine che alcuni carabi-
               nieri di Cavour devono essere trasferiti. soltanto qualche giorno dopo attraverso
               “radio fante” si apprende che i militari prescelti devono raggiungere la Germania.


               7  Memoriale di nicolangelo Ciamarra, p. 3.
               8  era nato a Castelvecchio di Pescia (Pistoia) nel 1914.
               9  tra piazza statuto e via Pinerolo.

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