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i Carabinieri del 1945 - la lIberazIone
Gestito amministrativamente dalle ss di Verona, il lager è comandato da un
colonnello dell’esercito italiano alle dipendenze di uf ciali tedeschi che guidano
una guarnigione composta da soldati teutonici, sudtirolesi e ucraini. tra loro anche
Michael (detto Mischa) seifert soprannominato il boia di bolzano per le atrocità
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di cui si rende responsabile ai danni dei prigionieri. il campo risulta suddiviso in
blocchi contrassegnati da una lettera dell’alfabeto. nel blocco A sono rinchiusi i
lavoratori stabili addetti al funzionamento del lager, nei blocchi d ed e i prigionieri
politici ritenuti più pericolosi, nel blocco F donne e bambini mentre gli ebrei di
sesso maschile con la croce di david sulla casacca occupano il blocco l. A questi si
aggiunge anche un “blocco celle” con cinquanta posti utilizzato dagli aguzzini del
campo come luogo di tortura e di morte. Ciamarra viene rinchiuso nel blocco e.
contrariamente a coloro che andavano a lavorare, a noi pericolosi era riservata
la reclusione col massimo rigore e si usciva solo al mattino e alla sera per l’intermina-
bile appello paralizzati dal freddo dell’inverno bolzanino e dall’immobilità alle
quali eravamo condannati. dormivamo ammassati nei castelletti, in quattro su
ogni pagliericcio, largo meno di un metro, l’uno con la faccia accanto ai piedi dell’al-
tro. Il nostro blocco era separato da quello F delle donne da un sottile divisorio di mat-
toni che noi detenuti andavamo forando in più parti, per comunicare con le nostre
compagne di sventura e ricevere qualche pezzo di castagnaccio di cui esse stesse si pri-
vavano. Per questo motivo spesso venivamo ammoniti pubblicamente dal capo bloc-
co . da qualche tempo, attirava la nostra attenzione un castelletto al limite della
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baracca, insolitamente coperto da un telone. Si parlava di un presepe in allestimento
da scoprire la notte di natale. la mattina della vigilia, dopo l’appello, l’ufficiale,
ancora una volta, ci redarguì severamente per quanto stava accadendo. noi non
demmo particolare importanza al fatto, pensando al solito rimprovero. Quando
però, il capo-campo ordinò il rientro di tutti, fuorché dei prigionieri del blocco e, rea-
lizzammo che c’era sotto qualcosa di ben più grave. Fummo immediatamente circon-
dati dalle SS con i cani al guinzaglio e i mitra spianati, e costretti a restare in piedi,
immobili per tutto il giorno, vale a dire dalle sei alle diciannove. e guai a muoversi:
il mio vicino ebbe la testa spaccata da una staffilata per un semplice movimento invo-
lontario. Saremmo rimasti lì, come statue di sale di fronte all’eterno, se l’intervento
dell’arcivescovo di bolzano non ci avesse fatto graziare. al rientro ci aspettava la
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17 seifert è tra i quattro criminali di guerra nazisti processati penalmente in italia. Rinviato a giudizio
con l’accusa di concorso in violenza con omicidio contro privati nemici, aggravato e continuato,
viene riconosciuto colpevole di undici dei quindici omicidi a lui contestati. Condannato all’ergasto-
lo, la sua estradizione dal Canada e il trasferimento al carcere militare di s. Maria Capua Vetere
hanno luogo il 16 febbraio 2008. seifert muore a Caserta il 6 novembre 2010 a 87 anni.
18 Come precisa Ciamarra a dirigere il blocco era un capitano dell’esercito italiano.
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