Page 233 - Rassegna 2025 numero speciale 1
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VIaggIo nell’orrore dI mauthauSen.
Il memorIale InedIto del carabInIere reale nIcolangelo cIamarra
per essere tradotto nel sotto-campo di Amstetten, distante una novantina di chilo-
metri da Mauthausen, a riempire le buche prodotte dai bombardamenti americani
lungo la ferrovia.
ad amstetten ci attendevano picchi e pale. nell’indecisione se prendere l’uno o
l’altro, si abbatterono sulla mia schiena staffilate di nerbi di gomma. mi affrettati a
prendere il picco troppo pesante. optai per la pala e poiché non riuscivo ad affondarla
in un solo colpo nelle macerie, come voleva il regolamento, altre staffilate, altri calci. e
così per giorni, ad ogni minima infrazione reale o presunta. mentre lavoravamo i
kapò arrostivano le patate su grandi fuochi accesi all’aperto e lanciavano, per scherno,
le bucce fra i deportati che si accapigliavano per raccoglierle. la calma veniva subito
riportata da calci, pugni, gomitate e ginocchiate negli organi genitali. a sera si torna-
va a mauthausen. nell’attraversare a piedi amstetten per raggiungere la stazione,
davamo all’assalto ai bidoni della spazzatura. colmi di cortecce di barbabietole,
putride e puzzolenti, lasciate ai bordi della strada, sfidando percosse e dolore .
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non tutti però riescono a sopravvivere perché molti, malnutriti, malati e
spossati dal lavoro, muoiono. Gli uf ciali tedeschi decidono quindi di evitare il
ritorno serale a Mauthausen decidendo di trattenere gli internati ad Amstetten
anche la notte. è l’inizio della selezione di quelli che sono ormai da eliminare perché
inidonei al lavoro. tra coloro destinati alla camera a gas c’è anche il giovane carabi-
niere che però, fortunatamente, riesce a scampare la morte.
ogni giorno, i prigionieri più deboli venivano prelevati e mandati a
mauthausen in quarantena o direttamente nelle camere a gas se non si trovavano posti
disponibili per accoglierli. e venne il mio turno. “e’ proprio finita”, pensai. Per fortuna
mia e dei compagni con me selezionati, ci ospitarono le baracche 21, 24 e 25 lasciate
dagli ebrei “passati per il camino”. anche in quarantena il sadismo dei carcerieri non
conosceva limiti. col caldo ci tenevano dentro e col freddo ci cacciavano nel recinto. e
mentre addossati alle baracche cercavamo di scaldarci, spostandoci ad onde, violenti
getti di acqua ghiacciata si abbattevano sul nostro freddo e sul nostro tremare .
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ed è proprio il freddo la causa di una fortissima febbre che coglie di sorpresa
Ciamarra il quale però, pur di non f nire ancora una volta nel “Revier “, salta dalla
f nestra della baracca riuscendo a confondersi con gli altri internati. e’ la sua salvez-
za perché alcuni giorni dopo i degenti in quarantena del “Revier” vengono elimina-
ti in massa per ordine del Comando supremo tedesco. Ciamarra riesce a guarire,
ma è sempre più provato e deperito. la fame lo sta lentamente consumando. di
tanto in tanto succhia il sale che riesce a rubare davanti all’ingresso del crematorio
30 Memoriale di nicolangelo Ciamarra, p. 22.
31 ivi, p, 22.
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