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i Carabinieri del 1945 - la liberazione




                  Non  fu  peraltro di questo  tipo l’impegno prevalente dei carabinieri nella
             resistenza, anche se esso non mancò.
                  Nella capitale, l’arma territoriale impiegò i venti giorni che andarono tra
             il 17 settembre e il 7 ottobre per organizzare il passaggio alla clandestinità; quan-
             do, il 7 ottobre, i tedeschi circondarono le caserme dei carabinieri per scioglierne
             i reparti, catturando qualche centinaio di militari per avviarli verso una dura
             deportazione in Germania, il Fronte clandestino di resistenza dei carabinieri,
             forte di circa seimila uomini in tutta l’italia centrale, era già una realtà. il Fronte,
             comandato dal generale di divisione in ausiliaria Filippo Caruso, con il maggiore
             Ugo De Carolis quale capo di SM, constava di due organizzazioni principali: un
             raggruppamento mobile (tenente colonnello Bruto Bixio Bersanetti), compren-
             dente le unità per le operazioni di guerriglia ed un raggruppamento territoriale
             (tenente colonnello Giovanni Frignani), con il compito di tenere in vita una
             capillare organizzazione informativa. il tenente colonnello Manfredi talamo,
             già capo centro del SiM, aveva avuto il compito di organizzare la polizia militare
             interna del Fronte: compito che aveva già assolto quando, il 2 ottobre, fu attesta-
             to dai tedeschi. al col. Ugo Luca ed al capitano Guglielmo ardia fu affidato il
             difficile incarico di organizzare i collegamenti con i comandi del Sud, già liberati
             dagli alleati, e con il Comando carabinieri reali italia meridionale, organizzato
             a Bari dal colonnello romano Dalla Chiesa, cui il 15 novembre subentrò il gene-
             rale Giuseppe Pièche, comandante generale dei carabinieri reali dell’italia libe-
             rata .
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                  Uno dei compiti dell’organizzazione di polizia militare interna del «Fronte»
             era la vigilanza delle abitazioni dei capi più esposti; il 29 maggio 1944, giorno della
             retata in cui i tedeschi trassero in arresto i più autorevoli esponenti della resistenza
             romana, l’abitazione del generale angelo odone era protetta da un nucleo di mili-
             tari dell’arma, il vicebrigadiere enrico zuddas ed i carabinieri Salvatore Meloni ed
             antonio Piras; i primi due caddero nel combattimento che ingaggiarono per tenta-
             re di sottrarre l’alto uf  ciale all’arresto, il terzo riuscì a fuggire. Lo stesso giorno, nel
             corso di una riunione operativa, furono arrestati il generale Caruso ed il suo aiutan-
             te, capitano Giorgio Geniola, che furono a lungo invano torturati perché tradissero
             il Fronte.


             8  Dopo l’arresto del tenente colonnello talamo, l’attività del Fronte proseguì con molta ef  cacia f no
               al 23 gennaio 1944, data in cui anche il tenente colonnello Frignani, il maggiore De Carolis e il capi-
               tano raf aele aversa furono arrestati. Successivamente, furono arrestate anche le consorti di vari
               uf  ciali: il colonnello Frignani fu addirittura torturato in presenza della moglie perché rivelasse piani
               e recapiti del Fronte. tutti i suddetti uf  ciali, con i tenenti Genserico Fontana e romeo rodriguez
               Pereira e altri sei sottuf  ciali e carabinieri, tutti decorati con medaglia d’oro al valor militare, furono
               trucidati il 24 marzo alle Fosse ardeatine.

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