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Miti e stereotiPi Di Genere nel corso Dei secoli




               raramente si assisteva alla condanna dell’imputato, dal momento che nella mag-
               gior parte dei casi la controversia veniva risolta tra le parti extra-giudizialmente. in
               questi casi il fascicolo processuale si chiudeva con la dicitura “non procedere oltre”
               ed il caso veniva archiviato senza una vera e propria sentenza. la soluzione adottata
               per questi con itti poteva essere il matrimonio o una promessa di matrimonio for-
               malizzata, un patteggiamento sancito con una quietanza o ancora il raggiungimen-
               to di un accordo su punti controversi dell’iter matrimoniale come l’entità della
               dote. era quindi raro che un processo per stupro qualiQcato terminasse con una
               pronuncia di condanna a dotare o sposare la vittima o addirittura alla pena dell’esi-
               lio nel caso in cui il condannato non si fosse attenuto alle prescrizioni del giudice,
               come avveniva nei casi di una sentenza pronunciata in contumacia oppure di una
               strenua opposizione dell’accusato, refrattario ad ogni accordo extra giudiziale.
                    Fu  così  che  il 27  novembre 1612  le  autorità  giudiziarie  condannarono
               agostino tassi per sverginamento e, oltre a in iggergli una sanzione pecuniaria, lo
               condannarono a cinque anni di reclusione o, in alternativa, all’esilio perpetuo da
               roma, a sua completa discrezione. com’è prevedibile, lo smargiasso optò per l’al-
               lontanamento, anche se non scontò mai la pena: egli, infatti, non si spostò mai da
               roma, siccome i suoi potenti committenti romani esigevano la sua presenza Qsica
               in città. ne conseguì che la gentileschi vinse il processo solo de iure e, anzi, la sua
               onorabilità a roma era completamente minata, inutile fu il tentativo di recuperare
               la sua onorabilità attraverso il matrimonio con giovanni stiattesi.
                    lasciare roma fu una scelta inizialmente angosciosa, ma immensamente
               liberatoria per la gentileschi, che nella città medicea conobbe un lusinghiero
               successo. Firenze in quel periodo stava attraversando un periodo di vivace fer-
               mento artistico, soprattutto grazie alla politica illuminata di cosimo ii, abile
               governatore che si interessava con grande sensibilità anche di musica, poesia,
               scienza e pittura, rivelando un gusto contagioso in particolare per il naturali-
               smo caravaggesco. la gentileschi venne introdotta nella corte di cosimo ii
               dallo zio aurelio lomi, fratello di orazio e, una volta approdata nell’ambiente
               mediceo, impegnò le sue migliori energie per raccogliere attorno a sé gli ingegni
               culturalmente più vivi, le intelligenze più aperte, intessendo una fitta rete di
               relazioni e di scambi. Fra i suoi amici fiorentini vi erano le più eminenti perso-
               nalità del tempo, fra cui galileo galilei, con il quale intraprese una fitta corri-
               spondenza epistolare, e Michelangelo Buonarroti il giovane, nipote del celebre
               artista.
                    proprio quest’ultimo fu una figura di primaria importanza per la matura-
               zione  pittorica  di artemisia:  gentiluomo  di  corte  profondamente  immerso
               nelle vicende artistiche del suo tempo, il Buonarroti introdusse la gentileschi

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