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arteMisia 3.0. la condizione della donna nei secoli




             giovan Battista Marino. serbava, inoltre, tracce di un grandissimo fervore artisti-
             co che vi aveva accentrato artisti di grande nome, primi fra tutti caravaggio,
             annibale carracci, simon Vouet; vi lavoravano in quegli anni José de ribera e
             Massimo stanzione (da lì a poco vi sarebbero approdati anche il domenichino,
             giovanni lanfranco e altri ancora).
                  poco più tardi il trasferimento nella metropoli partenopea fu deQnitivo e lì l’ar-
             tista sarebbe rimasta - salvo la parentesi inglese e trasferimenti temporanei - per il
             resto della sua vita. napoli (pur con qualche costante rimpianto per roma) fu dun-
             que per artemisia una sorta di seconda patria nella quale curò la propria famiglia (a
             napoli maritò infatti, con appropriata dote, le sue due Qglie), ricevette attestati di
             grande stima, fu in buoni rapporti con il viceré duca d’alcalá, ebbe rapporti di
             scambio  alla  pari  con  i maggiori  artisti  che vi  erano  presenti (a  cominciare  da
             Massimo stanzione, per il quale si deve parlare di un’intensa collaborazione artistica,
             fondata su una viva amicizia e su evidenti consonanze stilistiche). a napoli, per la
             prima volta, artemisia si trovò a dipingere tre tele per una chiesa, la cattedrale di
             pozzuoli al rione terra: san Gennaro nell’anfiteatro di Pozzuoli, l’Adorazione dei
             Magi e santi Procolo e nicea. sono del primo periodo napoletano anche opere quali
             la nascita di san Giovanni Battista al prado, corisca e il satiro in collezione privata.
                  in queste opere artemisia dimostra, ancora una volta, di sapersi aggiornare
             sui gusti artistici del tempo e di sapersi cimentare con altri soggetti rispetto alle
             varie Giuditte, susanne, Betsabee, Maddalene penitenti.
                  nel 1638 artemisia si recò a londra, presso la corte di carlo i. Quello ingle-
             se fu un soggiorno che fece interrogare per lungo i critici, perplessi dalla fugacità
             del viaggio, peraltro scarsamente documentato. artemisia, infatti, era ormai sal-
             damente installata nel tessuto sociale e artistico di napoli, dove spesso riceveva
             committenze  prestigiose  da mecenati  illustri,  come Filippo  iV  di spagna.  la
             necessità di preparare la dote per la Qglia prudenzia, prossima a maritarsi nell’in-
             verno del 1637, la spinse probabilmente a cercare un modo per accrescere il pro-
             prio gettito Qnanziario. Fu per questo motivo che, dopo aver sondato invano la
             possibilità di installarsi presso varie corti italiane, decise di recarsi a londra, senza
             tuttavia troppo entusiasmo: la prospettiva di un soggiorno inglese, evidentemen-
             te, non le appariva per nulla attraente. a londra la pittrice raggiunse il padre
             orazio, che nel frattempo era diventato pittore di corte e aveva ricevuto l’incarico
             della decorazione di un so)tto (allegoria del trionfo della Pace e delle Arti) nella
             casa  delle  Delizie  della  regina enrichetta Maria,  a greenwich.  dopo  tanto
             tempo padre e Qglia si ritrovarono legati da un rapporto di collaborazione artisti-
             ca, ma nulla lascia pensare che il motivo del viaggio londinese fosse solo quello di
             venire in soccorso all’anziano genitore.

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