Page 83 - Rassegna 2025-Edizione Speciale 1
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Miti e stereotiPi Di Genere nel corso Dei secoli
classico e protocristiano sia quello dell’arte a lei contemporanea (ricordiamo che
orazio la recludeva in casa per via del suo essere donna). a roma, infatti, la
gentileschi ebbe modo di stringere relazioni amicali con eminenti personalità
dell’arte, e sfruttò al massimo le possibilità o/erte dal milieu pittorico romano
per ampliare i propri orizzonti Qgurativi: ebbe intensi contatti soprattutto con
simon Vouet e, probabilmente, anche con Massimo stanzione, ribera,
Manfredi, spadarino, grammatica, cavarozzi e tournier. i fecondi esiti di que-
sto soggiorno romano sono cristallizzati nella Giuditta con la sua ancella, tela
oggi custodita a detroit e omonima di un’altra sua opera del precedente periodo
Qorentino. nonostante la solida reputazione artistica raggiunta, la forte persona-
lità e la rete di buone relazioni, il soggiorno di artemisia a roma non fu tuttavia
così ricco di commesse come avrebbe desiderato. l’apprezzamento della sua pit-
tura era forse circoscritto alla sua capacità di ritrattista e alla sua abilità di mettere
in scena le eroine bibliche: erano a lei precluse le ricche commesse dei cicli a/re-
scati e delle grandi pale di altare. altrettanto di)cile, per l’assenza di fonti docu-
mentali, è seguire tutti gli spostamenti di artemisia in questo periodo. È certo
che tra il 1627 e il 1630 si stabilì, forse alla ricerca di migliori commesse, a
Venezia: lo documentano gli omaggi che ricevette da letterati della città lagunare
che ne celebrarono entusiasticamente le qualità di pittrice.
Vale la pena, inQne, fare qualche cenno in merito al presunto viaggio a
genova che la gentileschi avrebbe condotto in questo periodo al seguito del padre
orazio. si è ipotizzato, su basi congetturali, che artemisia abbia seguito il padre
nella capitale ligure (anche per spiegare il perdurare di una a)nità di stile che,
ancor oggi, rende problematica l’attribuzione di taluni quadri all’uno o all’altra);
non vi sono mai state, tuttavia, su)cienti prove al riguardo, e nonostante vari cri-
tici in passato siano stati a/ascinati dall’ipotesi di un viaggio di artemisia nella
superba, oggi quest’eventualità è deQnitivamente sfumata, anche alla luce di
diversi ritrovamenti documentari e pittorici. genova, d’altronde, non viene men-
zionata neanche quando la gentileschi, rivolgendosi a don antonio ru/o in una
lettera datata 30 gennaio 1639, enumera le varie città nelle quali ha soggiornato
durante la sua vita: Qualunque parte io sono stata mi è stato pagato cento scudi
l’una la Qgura tanto a Fiorenza, quanto a Venetia e quanto a roma e a napoli.
nell’estate del 1630 artemisia si recò a napoli, valutando che vi potessero
essere, in quella città Qorente di cantieri e di appassionati di belle arti, nuove e più
ricche possibilità di lavoro. la napoli del tempo, oltre a essere capitale del vice-
regno spagnolo e la seconda metropoli europea per popolazione dopo parigi, era
costituita da un eminente ambiente culturale, che aveva visto nel secolo prece-
dente l’a/ermarsi di Qgure come giordano Bruno, tommaso campanella e
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