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Miti e stereotiPi Di Genere nel corso Dei secoli




               classico e protocristiano sia quello dell’arte a lei contemporanea (ricordiamo che
               orazio la recludeva in casa per via del suo essere donna). a roma, infatti, la
               gentileschi ebbe modo di stringere relazioni amicali con eminenti personalità
               dell’arte, e sfruttò al massimo le possibilità o/erte dal milieu pittorico romano
               per ampliare i propri orizzonti Qgurativi: ebbe intensi contatti soprattutto con
               simon Vouet  e,  probabilmente,  anche  con Massimo stanzione,  ribera,
               Manfredi, spadarino, grammatica, cavarozzi e tournier. i fecondi esiti di que-
               sto soggiorno romano sono cristallizzati nella Giuditta con la sua ancella, tela
               oggi custodita a detroit e omonima di un’altra sua opera del precedente periodo
               Qorentino. nonostante la solida reputazione artistica raggiunta, la forte persona-
               lità e la rete di buone relazioni, il soggiorno di artemisia a roma non fu tuttavia
               così ricco di commesse come avrebbe desiderato. l’apprezzamento della sua pit-
               tura era forse circoscritto alla sua capacità di ritrattista e alla sua abilità di mettere
               in scena le eroine bibliche: erano a lei precluse le ricche commesse dei cicli a/re-
               scati e delle grandi pale di altare. altrettanto di)cile, per l’assenza di fonti docu-
               mentali, è seguire tutti gli spostamenti di artemisia in questo periodo. È certo
               che  tra  il  1627  e  il  1630  si  stabilì,  forse  alla  ricerca  di migliori  commesse,  a
               Venezia: lo documentano gli omaggi che ricevette da letterati della città lagunare
               che ne celebrarono entusiasticamente le qualità di pittrice.
                    Vale  la  pena,  inQne,  fare qualche  cenno  in merito  al  presunto viaggio  a
               genova che la gentileschi avrebbe condotto in questo periodo al seguito del padre
               orazio. si è ipotizzato, su basi congetturali, che artemisia abbia seguito il padre
               nella capitale ligure (anche per spiegare il perdurare di una a)nità di stile che,
               ancor oggi, rende problematica l’attribuzione di taluni quadri all’uno o all’altra);
               non vi sono mai state, tuttavia, su)cienti prove al riguardo, e nonostante vari cri-
               tici in passato siano stati a/ascinati dall’ipotesi di un viaggio di artemisia nella
               superba,  oggi quest’eventualità  è  deQnitivamente  sfumata,  anche  alla  luce  di
               diversi ritrovamenti documentari e pittorici. genova, d’altronde, non viene men-
               zionata neanche quando la gentileschi, rivolgendosi a don antonio ru/o in una
               lettera datata 30 gennaio 1639, enumera le varie città nelle quali ha soggiornato
               durante la sua vita: Qualunque parte io sono stata mi è stato pagato cento scudi
               l’una la Qgura tanto a Fiorenza, quanto a Venetia e quanto a roma e a napoli.
                    nell’estate del 1630 artemisia si recò a napoli, valutando che vi potessero
               essere, in quella città Qorente di cantieri e di appassionati di belle arti, nuove e più
               ricche possibilità di lavoro. la napoli del tempo, oltre a essere capitale del vice-
               regno spagnolo e la seconda metropoli europea per popolazione dopo parigi, era
               costituita da un eminente ambiente culturale, che aveva visto nel secolo prece-
               dente  l’a/ermarsi  di  Qgure  come giordano Bruno,  tommaso campanella  e

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