Page 82 - Rassegna 2025-Edizione Speciale 1
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arteMisia 3.0. la condizione della donna nei secoli
nella crème del bel mondo fiorentino, le procurò numerosissime commissioni
e la mise in contatto con altri potenziali clienti. di questo fecondo sodalizio
artistico e umano - basti pensare che artemisia definiva Michelangelo compare
e se ne riteneva una legittima figliola - ci rimane la luminosa allegoria
dell’inclinazione, opera commissionata dal Buonarroti alla giovane pittrice cui
destinò la bella cifra di trentaquattro fiorini. il trionfale riconoscimento dei
meriti pittorici della gentileschi culminò il 19 luglio 1616, quando venne
ammessa alla prestigiosa accademia del disegno di Firenze, istituzione presso
la quale sarebbe rimasta iscritta fino al 1620: fu la prima donna a godere di tale
privilegio. notevole era anche il legame della pittrice con l’attività mecenatisti-
ca di cosimo ii dè Medici, il quale in una missiva del marzo 1615 indirizzata al
segretario di stato andrea cioli riconobbe apertamente che si trattava di
un’artista ormai molto conosciuta a Firenze.
Ben presto, tuttavia, la gentileschi maturò il proposito di lasciare la
toscana e raggiungere nuovamente la natia roma. Questo desiderio di fuga non
fu dettato solo dal progressivo deterioramento dei rapporti con cosimo ii, ma
anche dalle quattro gravidanze e dall’impressionante situazione debitoria deriva-
ta dallo stile di vita lussuoso del marito, che aveva contratto passività Qnanziarie
con carpentieri, bottegai, farmacisti. a coronare degnamente questa serie di avve-
nimenti vi fu lo scandalo che scoppiò quando si seppe che artemisia aveva intrec-
ciato una relazione clandestina con Francesco Maria Maringhi. dopo aver chie-
sto nel 1620 l’autorizzazione del granduca per recarsi nell’Urbe così da rimettersi
da molte mie indisposizioni passate alle quali sono giunti anche non pochi trava-
gli dalla mia casa e famiglia, l’artista ritornò nella città eterna nello stesso anno,
e nel 1621 seguì il padre orazio a genova (si conservano committenze private di
artemisia nella collezione cattaneo adorno). a genova conobbe Van dick e
rubens, poi nel 1622 si insediò in un comodo appartamento a via del corso con
la Qglia palmira, il marito e alcune domestiche: l’avvenuto rimpatrio ci è confer-
mato da una tela del 1622 denominata ritratto di un gonfaloniere, dipinto noto
tra l’altro per essere una delle sue poche opere datate. ormai la gentileschi non
era più considerata una giovane pittrice inesperta e impaurita, così come apparve
agli occhi dei romani dopo la ratiQca del processo contro il tassi: anzi, al suo
ritorno nella città eterna molti protettori, appassionati d’arte e pittori, sia italia-
ni sia stranieri, ammiravano con sincero entusiasmo il suo talento artistico. non
più condizionata dall’opprimente Qgura del padre, inoltre, artemisia in questi
anni poté Qnalmente frequentare assiduamente l’élite artistica dell’epoca, nel
segno di un’interazione più libera con il pubblico e i colleghi, ed ebbe agio anche
di scoprire per la prima volta l’immenso patrimonio artistico romano, sia quello
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