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arteMisia 3.0. la condizione della donna nei secoli




             nella crème del bel mondo fiorentino, le procurò numerosissime commissioni
             e la mise in contatto con altri potenziali clienti. di questo fecondo sodalizio
             artistico e umano - basti pensare che artemisia definiva Michelangelo compare
             e  se  ne  riteneva una  legittima figliola -  ci  rimane  la  luminosa allegoria
             dell’inclinazione, opera commissionata dal Buonarroti alla giovane pittrice cui
             destinò la bella cifra di trentaquattro fiorini. il trionfale riconoscimento dei
             meriti  pittorici  della gentileschi  culminò  il 19  luglio 1616, quando venne
             ammessa alla prestigiosa accademia del disegno di Firenze, istituzione presso
             la quale sarebbe rimasta iscritta fino al 1620: fu la prima donna a godere di tale
             privilegio. notevole era anche il legame della pittrice con l’attività mecenatisti-
             ca di cosimo ii dè Medici, il quale in una missiva del marzo 1615 indirizzata al
             segretario  di stato andrea cioli  riconobbe  apertamente  che  si  trattava  di
             un’artista ormai molto conosciuta a Firenze.
                  Ben  presto,  tuttavia,  la gentileschi maturò  il  proposito  di  lasciare  la
             toscana e raggiungere nuovamente la natia roma. Questo desiderio di fuga non
             fu dettato solo dal progressivo deterioramento dei rapporti con cosimo ii, ma
             anche dalle quattro gravidanze e dall’impressionante situazione debitoria deriva-
             ta dallo stile di vita lussuoso del marito, che aveva contratto passività Qnanziarie
             con carpentieri, bottegai, farmacisti. a coronare degnamente questa serie di avve-
             nimenti vi fu lo scandalo che scoppiò quando si seppe che artemisia aveva intrec-
             ciato una relazione clandestina con Francesco Maria Maringhi. dopo aver chie-
             sto nel 1620 l’autorizzazione del granduca per recarsi nell’Urbe così da rimettersi
             da molte mie indisposizioni passate alle quali sono giunti anche non pochi trava-
             gli dalla mia casa e famiglia, l’artista ritornò nella città eterna nello stesso anno,
             e nel 1621 seguì il padre orazio a genova (si conservano committenze private di
             artemisia nella collezione cattaneo adorno). a genova conobbe Van dick e
             rubens, poi nel 1622 si insediò in un comodo appartamento a via del corso con
             la Qglia palmira, il marito e alcune domestiche: l’avvenuto rimpatrio ci è confer-
             mato da una tela del 1622 denominata ritratto di un gonfaloniere, dipinto noto
             tra l’altro per essere una delle sue poche opere datate. ormai la gentileschi non
             era più considerata una giovane pittrice inesperta e impaurita, così come apparve
             agli occhi dei romani dopo la ratiQca del processo contro il tassi: anzi, al suo
             ritorno nella città eterna molti protettori, appassionati d’arte e pittori, sia italia-
             ni sia stranieri, ammiravano con sincero entusiasmo il suo talento artistico. non
             più condizionata dall’opprimente Qgura del padre, inoltre, artemisia in questi
             anni  poté  Qnalmente frequentare  assiduamente  l’élite  artistica  dell’epoca,  nel
             segno di un’interazione più libera con il pubblico e i colleghi, ed ebbe agio anche
             di scoprire per la prima volta l’immenso patrimonio artistico romano, sia quello

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