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L’ETICA E L’ARMA DEI CARABINIERI
L’insegnamento ha bisogno di un testo di riferimento che non sia un libretto
morale infarcito di massime, né un manuale di cerimoniale o galateo e neanche un
confuso insieme di storia, filosofia, diritto, sociologia, psicologia ed altro ancora.
L’insegnamento dell’etica comporta una base teorica, fondata, chiara e condi-
visa, quindi “un’attività d’aula” tesa a illustrare principi, metodi e relazioni interdi-
sciplinari.
L’etica, coinvolgendo la coscienza individuale, ha bisogno anche di qualcosa
di più profondo, cioè di una cultura etica; una cultura fatta di letteratura, di saggi-
stica, di arte, di cinematografia, di testimonianza. Ciò comporta una selezione di
prodotti culturali che illustrino gli aspetti etici fondamentali e quelli più propria-
mente professionali (letteratura e cinematografia di guerra e militare in genere, let-
teratura e filmografia gialla e poliziesca, ed altro ancora).
L’etica come disciplina pratica ha bisogno anche di allenamento costante,
cioè di comportamenti concreti valutati, assunti e posti in essere. Il motore di un
comportamento eticamente corretto non è solo il suo riconoscimento teorico, ma
- soprattutto - la sua visibilità esterna, cioè l’esempio degli altri: gli educatori, i supe-
riori, i colleghi. La formazione per emulazione è un potente fattore di apprendi-
mento pratico, perché consente l’osservazione empirica, una immediata valutazio-
ne critica e un modello facilmente percepibile. Questo comporta che chi sovrinten-
de alla formazione etica sia soprattutto un educatore esemplare.
Le scuole di formazione devono quindi disporre di saldi contenuti teorici
della disciplina, di formatori specchiati per virtù personali e professionali, di spazi,
tempi e modi educativi adeguati che non siano mero ritaglio di altre discipline, ma
momenti centrali nell’attività generale di formazione.
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