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L’ETICA E L’ARMA DEI CARABINIERI




                    Un campo vastissimo di interventi al quale manca solo una codificazione for-
               male e una coerenza sistematica per una sua migliore intelligibilità.
                    Un’altra tradizionale forma di elaborazione etica sono stati i prodotti culturali
               e  sociali  che  contribuiscono  all’integrazione  interna  e  all’immagine  esterna  (Il
               Carabiniere,  La  Rassegna  dell’Arma  dei  Carabinieri,  La  Banda  dell’Arma,  Il
               Calendario, Il Gruppo sportivo, la Festa dell’Arma, la Virgo Fidelis, Il carosello
               equestre, l’oNAoMAC, l’Associazione Nazionale Carabinieri, il F.A.P.P. ed altro
               ancora).
                    Più complessa (e meno concludente) l’elaborazione etica sul piano divulgati-
               vo e didattico. In questo settore hanno sempre goduto di uno spazio - quasi mistico
               - testi come quello di Andrè Gavet e di Gian Carlo Grossardi. Sono autori che si
               inseriscono nella tradizione di pensiero e letteraria dei moralisti, di un “moralismo
               minore”, non tanto in relazione alla profondità dei contenuti esposti, quanto con
               riguardo alla settorialità della riflessione morale e all’intento strettamente pragma-
               tico. Il Gavet è stato un interprete dell’etica del comando , animato dallo scopo di
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               fornire a chi si apprestasse alla carriera di ufficiale un quadro ragionato dei principi
               che governano il comando militare, con particolare riguardo al governo del perso-
               nale . Un filone di pensiero che non si è esaurito, ma si è arricchito, e in parte sco-
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               lorito, con la tematica della leadership in campo economico, aziendale, politico e
               pubblico in genere.
                    Il Grossardi - occupandosi di galateo - ha reinterpretato l’etica professionale
               essenzialmente come estetica istituzionale, con il fine precipuo di fornire un vade-
               mecum pratico per gli allievi carabinieri.
                    Si tratta di opere che mantengono una certa attualità e, soprattutto, rappre-
               sentano in qualche modo una continuità di prospettiva etica che fonda la forza
               della tradizione morale dell’Istituzione. Ma non basta più.
                    Una  prima  rielaborazione  della  materia  è  stata  tentata  a  cura  di  Alessandro
               Gentili con l’opera Prolegomeni sull’etica nell’Arma dei carabinieri, edito dalla Laurus

               3 Sull’etica del comando, A. Gavet, L’arte del comando, Roma, 1954 (titolo originale L’art de com-
                  mander, in Revue du Cercle Militaire, 1896); A. Pizzitola, Etica del comando, Torino, 1959; A.
                  Pizzitola, L’arte del comando, Bologna, 1982. Si avverte la dif erenza temporale e culturale tra il
                  Gavet e il Pizzitola e la più matura impostazione di quest’ultimo, in relazione ad una moderna
                  coscienza civile e democratica; infatti, argomenti considerati culturalmente lontani dall’istituzio-
                  ne militare vengono af rontati dal Pizzitola senza particolari pregiudizi e con notevole serenità
                  intellettuale. Vedi in particolare i seguenti capitoli dell’Arte del comando: la coscienza del proprio
                  valore ed il rispetto dell’altrui personalità, la coscienza politica del militare, libertà e autorità.
               4 Sul Gavet, come anche sull’arte del comando tramandata secondo l’impostazione morale dell’etica
                  del capo, si sono levate vivaci critiche che hanno tacciato tale etica di “paternalismo nell’accezione
                  più  completa  del  termine,  quale  sintomatico  dato  di  un’Istituzione  integrale:  A.  Intelisano,
                  Introduzione ai principi della disciplina militare, in S. Riondato (a cura di), Il nuovo ordinamento
                  disciplinare delle Forze armate, Padova, 1995, pp. 14 ss.

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