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ETICA E LEADERShIP




                  Il “buon senso” alberga nella nostra coscienza, e lo ritroviamo anche nella coscien-
             za degli altri, magari declinato in forme differenti o sentito con uno spirito diverso.
                  Il “buon senso” come criterio generale e residuale si invoca quando non ci sono
             più norme specifiche o adeguate o quando abbiamo esaurito il richiamo a criteri di
             comportamento morale aderenti alla situazione. A questo punto il “buon senso” per
             essere un criterio valido e applicabile va dettagliato e specificato. Dobbiamo - comun-
             que - intenderci sul “buon senso”, perché esso è un sentire, ma non un qualunque
             sentire, quasi un capriccio delle nostre inclinazioni o dei nostri desideri o passioni. Il
             “buon senso” è un sentire retto, in quanto auspicabile, condiviso, giusto e tendente al
             bene comune. E se è un sentire condiviso, non appartiene soltanto alla deontologia
             professionale, ma è una norma di condotta oggettiva e universale che trova il suo fon-
             damento nella natura umana e nella convivenza con gli altri. Il “buon senso” è anche
             un sentire bene, cioè una capacità di ascolto della propria coscienza morale, senza
             fraintendimenti che non ci consentono di cogliere il vero senso morale o accomoda-
             menti che - invece - ci fanno cogliere solo un senso parziale e, appunto, di comodo.
                  Il “buon senso” è anche un principio pragmatico, cioè una necessità della
             prassi, uno spazio decisionale dove l’azione prevale sul momento teoretico e sulla
             riflessione. Il “buon senso” mi invita ad agire mi dà un criterio d’azione: posso
             anche riflettere sul “buon senso”, ma mi occorre specialmente perché devo agire o
             devo prendere una decisione.
                  Il “buon senso” non sintetizza una visione etica o metaetica, né ha una capa-
             cità teoretica o dottrinale, ma ha una capacità prescrittiva e applicata.
                  Il “buon senso” non esaurisce l’etica; l’etica non è soltanto un “buon senso”.
             Il buon senso è l’aspetto più conosciuto, tradizionale, popolare dell’etica, ma ne è
             soltanto un frammento.
                  Riempire  di  significato  il  “buon  senso”,  e  non  soltanto  enunciarlo,  è  un
             primo passo per capire cos’è l’etica, perché è necessaria, come ci guida nelle nostre
             azioni, che importanza ha nel nostro contesto istituzionale.

             3.  L’importanza dell’etica
                  L’etica evidenzia il nostro comportamento morale ed è guidata da esigenze
             primarie relative proprio al nostro comportamento moralmente connotato: vuole
             conoscere, vuole prescrivere, vuole riflettere, vuole risolvere. L’etica è legata alla pra-
             tica; inoltre, è anche teorica. Una riflessione pura, senza un’immediata rilevanza
             pratica è filosofia morale.
                  L’etica sembra assumere più le sembianze di una scienza morale e, in quanto
             tale, condivide spunti, percorsi, riflessioni delle scienze umane.


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