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San CamiLLo de LeLLiS - Patrono deLLa Sanità miLitare




               collocati tra quelli deceduti e portati in sepoltura; riprendendo, poi, i sensi si trova-
               vano tra i cadaveri in putrefazione.
                    Né si tratta di episodi inventati o non dimostrati, perché al riguardo l’autore-
               vole fonte, con dovizia di particolari, parla di tale Antonio Grillo, nativo di Parma,
               che sepolto anche se vivente, riesce a tornare in vita per la fortunosa apertura del
               sepolcro nel giorno successivo.
                    Il fatto non mancò di destare scalpore e giunse anche alle orecchie del Papa
               Clemente VIII che, desideroso di sapere come si fosse svolta la vicenda, volle cono-
               scere il redivivo e parlargli.
                    In questa situazione che implicava la soluzione di impegnativi problemi sia di
               ordine morale, come lo spirito di carità verso gli infermi, sia di ordine materiale
               come l’amministrazione e l’organizzazione dell’attività ospedaliera, Camillo ritiene
               che il sistema debba essere riformato; a tal Ane, pensa di creare “una Compagnia
               d’huomini pij, et da bene, che non per mercede ma volontariamente e per amor
               d’Iddio servissero [gli ammalati] con quella carità et amorevole dolcezza che soglio-
               no far le madri verso i lor proprij Agli infermi.
                    All’origine,  la  Compagnia  è  formata  dal  sacerdote  Francesco  Profeta  e  da
               quattro illetterati nelle persone di Bernardino da Norcia (gallinaro e gardarobbe),
               Curzio Zodi dell’Aquila (dispensiero), Ludovico Altobelli (untionario) e Benigno
               Santo (servente).
                    Il progetto di riforma, inizialmente, trova una forte opposizione da parte de
               “li Signori dell’Hospitale”, quali specialmente il prelato Antonio Maria Salviati, poi
               diventato cardinale, ed il suo successore Monsignor Cusani; perciò si accinge a fon-
               dare una compagnia autonoma fuori dall’Ospedale. Si accorge, tuttavia, che, non
               essendo sacerdote, la realizzazione del suo progetto andava incontro a seri ostacoli
               e, quindi, nonostante la non più giovane età, si mette a studiare e il 25 maggio 1584,
               viene ordinato sacerdote.
                    La congregazione dedita alla cura degli infermi che in un primo tempo risiede
               presso l’ospedale San Giacomo, Assò in seguito la sua sede presso la Chiesa della
               Madonna  dei  Miracoli,  vicino  piazza  del  Popolo  e  poi  presso  la  Chiesa  di  San
               Stanislao in via delle Botteghe Oscure. La Compagnia, pertanto, stava crescendo,
               ma cresceva, altresì, la massa degli infermi e del personale medico e di assistenza per
               cui sorgeva la necessità di stabilire norme certe per una ordinata ed e ciente attività
               di cura; così, tra la Ane del 1584 e l’inizio del 1585, furono preparate le “Regole”
               concernenti gli ordini e modi che s’hanno tenere nell’Hospitali in servire i poveri
               infermi. Queste regole sono composte da due parti: l’una, formata da ventisei arti-
               coli, concernente il buon governo della casa, e l’altra, formata da venticinque artico-
               li, concernente gli ordini e modi per servire i poveri infermi.

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