Page 227 - Rassegna 2025-2
P. 227
San CamiLLo de LeLLiS - Patrono deLLa Sanità miLitare
collocati tra quelli deceduti e portati in sepoltura; riprendendo, poi, i sensi si trova-
vano tra i cadaveri in putrefazione.
Né si tratta di episodi inventati o non dimostrati, perché al riguardo l’autore-
vole fonte, con dovizia di particolari, parla di tale Antonio Grillo, nativo di Parma,
che sepolto anche se vivente, riesce a tornare in vita per la fortunosa apertura del
sepolcro nel giorno successivo.
Il fatto non mancò di destare scalpore e giunse anche alle orecchie del Papa
Clemente VIII che, desideroso di sapere come si fosse svolta la vicenda, volle cono-
scere il redivivo e parlargli.
In questa situazione che implicava la soluzione di impegnativi problemi sia di
ordine morale, come lo spirito di carità verso gli infermi, sia di ordine materiale
come l’amministrazione e l’organizzazione dell’attività ospedaliera, Camillo ritiene
che il sistema debba essere riformato; a tal Ane, pensa di creare “una Compagnia
d’huomini pij, et da bene, che non per mercede ma volontariamente e per amor
d’Iddio servissero [gli ammalati] con quella carità et amorevole dolcezza che soglio-
no far le madri verso i lor proprij Agli infermi.
All’origine, la Compagnia è formata dal sacerdote Francesco Profeta e da
quattro illetterati nelle persone di Bernardino da Norcia (gallinaro e gardarobbe),
Curzio Zodi dell’Aquila (dispensiero), Ludovico Altobelli (untionario) e Benigno
Santo (servente).
Il progetto di riforma, inizialmente, trova una forte opposizione da parte de
“li Signori dell’Hospitale”, quali specialmente il prelato Antonio Maria Salviati, poi
diventato cardinale, ed il suo successore Monsignor Cusani; perciò si accinge a fon-
dare una compagnia autonoma fuori dall’Ospedale. Si accorge, tuttavia, che, non
essendo sacerdote, la realizzazione del suo progetto andava incontro a seri ostacoli
e, quindi, nonostante la non più giovane età, si mette a studiare e il 25 maggio 1584,
viene ordinato sacerdote.
La congregazione dedita alla cura degli infermi che in un primo tempo risiede
presso l’ospedale San Giacomo, Assò in seguito la sua sede presso la Chiesa della
Madonna dei Miracoli, vicino piazza del Popolo e poi presso la Chiesa di San
Stanislao in via delle Botteghe Oscure. La Compagnia, pertanto, stava crescendo,
ma cresceva, altresì, la massa degli infermi e del personale medico e di assistenza per
cui sorgeva la necessità di stabilire norme certe per una ordinata ed e ciente attività
di cura; così, tra la Ane del 1584 e l’inizio del 1585, furono preparate le “Regole”
concernenti gli ordini e modi che s’hanno tenere nell’Hospitali in servire i poveri
infermi. Queste regole sono composte da due parti: l’una, formata da ventisei arti-
coli, concernente il buon governo della casa, e l’altra, formata da venticinque artico-
li, concernente gli ordini e modi per servire i poveri infermi.
225

