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STUDI MILITARI
polvere e il mantello, in una bisca situata in via San Bartolomeo, si giocò “e non
metaforicamente, perAno la camicia, che aveva dovuto trarsi alla presenza dei com-
pagni e consegnare al vincitore”.
In seguito, nel luogo di quella bisca, un devoto fece dipingere due scene, una
ra gurante l’episodio del gioco e l’altra l’innalzamento agli altari di Camillo; signi-
Acativamente, ai lati dei dipinti, si poteva leggere la scritta: “Qui diè Camillo sua
camicia per gioco - ed or si adora nel medesimo loco”.
Le mura con quei dipinti sono rimaste visibili per più decenni, ma nel tempo
sono state abbattute ed hanno dato attualmente il posto alla costruzione di un
palazzo.
Il grande Filosofo, peraltro, considera “eroica” l’attività dei ministri degli
infermi nelle pestilenze che in quei tempi a issero l’Italia e deAnisce lo stesso
Camillo “insigne” per il braccio dato alla Chiesa di Roma per soddisfare più urgenti
bisogni sociali del momento.
3. Senza so ermarci ulteriormente sul periodo di ambasce e di a anni vissuti
da Camillo, giungiamo al 1575, quando egli decide di cambiare vita indossando il
saio di cappuccino.
All’epoca, Roma poteva vantarsi di essere una città campione per il numero
delle istituzioni preposte all’assistenza sanitaria, in quanto erano in funzione circa
quaranta ospedali tra quelli generici e specializzati, nazionali e delle corporazioni di
arti e mestieri.
Purtroppo a questo sviluppo ospedaliero, non corrispondeva un’adeguata
prestazione dell’assistenza sanitaria, poiché gli stessi ospedali erano ritenuti abbo-
minati (=orribili) per la schifezza” e “temuti per lo spavento di lasciarvi la vita”;
le persone abilitate al particolare servizio, poi, si rivelavano insu cienti al biso-
gno, sia per quantità, sia per competenza e dedizione. Infatti, come conferma
Sanzio Cicatelli, biografo di Camillo ed a lui succeduto nella direzione
dell’Ordine degli Infermi (Vita del Beato Camillo de Lellis, stampato per la
prima volta a Viterbo nel 1615), l’assistenza degli infermi era svolta da “persone
ignoranti, banditi o colpevoli ed inquisite di alcuni delitti”. Gli infermi “passava-
no i giorni e le notti intere nella loro agonia senza che alcuno si accostava o por-
geva loro un minimo di sollevamento o consolazione. Quante volte, per difetto
di chi recava loro cibo, passavano gl’interi giorni digiuni e privi di ogni alimento!
Quanti più aggravati dal male, non comparendo nessuno a rifar loro i letti, si
marcivano nelle brutture e nei vermi!”.
Ma le disfunzioni e le brutture non avevano Ane. Infatti, come riferisce ancora
Benedetto Croce (op. cit., 314), si veriAcava talora che infermi ancora in vita fossero
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