Page 70 - Rassegna 2025-2 supplemento
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PSiCologiA PoSitivA e BeNeSSeRe PSiCoFiSiCo Nelle FoRze ARmAte




             dalla  famiglia  e delle dif  coltà  a  reintegrarsi nella  vita  civile dopo una  missione
             all’estero. in particolare, nell’Arma dei Carabinieri, il personale è spesso soggetto a
             turnazioni isolate, pattugliamenti individuali o a minacce dirette alla propria incolu-
             mità durante incarichi in solitaria, che limitano le occasioni di reale interazione e che
             aumentano il rischio di isolamento psicologico. Alla luce di queste criticità, Wong et
             al.  hanno evidenziato come la coesione di gruppo possa compensare queste man-
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             canze, creando una “famiglia surrogata” all’interno della quale i membri possono
             condividere esperienze, emozioni e supporto reciproco. in questi contesti, il legame
             tra colleghi è costruito attraverso la costante condivisione di spazi, tempi e responsa-
             bilità. la vita all’interno delle caserme, scandita da ritmi operativi intensi, favorisce
             lo sviluppo di relazioni fondate sulla f ducia reciproca, sul sostegno emotivo e sulla
             solidarietà professionale. in più, l’elevato numero di ore che i Carabinieri trascorro-
             no insieme nel corso del servizio, sia durante i pattugliamenti, sia negli interventi
             operativi nella società civile, sia nell’ambito delle attività di prossimità rivolte ai cit-
             tadini, fa sì che il rapporto tra colleghi possa evolversi in una forma di fratellanza,
             identif cata simbolicamente con l’espressione “fratelli di giubba”, uniti dalla comu-
             nione di ideali quali la legalità, il rispetto delle regole e il servizio alla collettività.
                  Pertanto, le istituzioni militari devono essere caratterizzare anche da una pro-
             fonda valorizzazione della coesione, vista come elemento cruciale per garantire l’ef-
             f cacia operativa e il successo del lavoro di squadra. Costa, nel 2010, descrive l’atti-
             vità del marciare in gruppo come promotrice della coesione: “imparare a muoversi
             con gli altri signif ca riconoscere l’importanza di essere un gruppo, di collaborare,
             di correggere quello che sbaglia e non pensare solo a sé stessi. È suf  ciente che uno
             solo vada fuori tempo per ostacolare l’intero plotone; quindi, tutti si sforzano per
             uno scopo comune. il marciare all’unisono in gruppo dà un’impressione di forza,
             di coesione, di unità che provoca emozioni forti. il fare tutto insieme e negli stessi
             tempi, compresi il mangiare e il dormire, crea un sentimento di forte coesione all’in-
             terno del plotone”. in tale contesto, il senso di appartenenza è strettamente corre-
             lato alla coesione di gruppo, intesta sia come coesione sociale, basata su legami per-
             sonali,  sia  come  operativa,  legata  al perseguimento degli  obiettivi condivisi .
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             Pertanto, la percezione di appartenenza inf uenza positivamente la capacità decisio-
             nale e il problem solving, poiché i membri di un gruppo coeso tendono a comuni-
             care più apertamente, a condividere informazioni e a collaborare in modo ef  cace
             per raggiungere obiettivi comuni.


             22 Wong l., Kolditz t. A., millen R. A., Potter t. m. (2003). Why they Fight: combat motivation
               in the iraq War. Us army War college press.
             23 Siebold g. l. (2007) cit.

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