Page 20 - Rassegna 2025-2 supplemento
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PSiCologiA PoSitivA e beNeSSeRe PSiCoFiSiCo Nelle FoRze ARmAte
Da questa intuizione nacque la “psicologia positiva”, un approccio volto a
insegnare alle persone come vivere meglio, non solo a sopravvivere.
le basi di questa rivoluzione cominciarono a delinearsi negli anni Sessanta,
mentre Seligman insegnava all’Università di Philadelphia. lì collaborava con Joe
Wolpe, pioniere della “desensibilizzazione sistematica,” una tecnica comportamen-
tista per trattare le fobie e i disturbi d’ansia. Wolpe dimostrò che il rilassamento e
l’esposizione controllata agli stimoli temuti permettevano alle persone di superare
le proprie paure. Questa intuizione - riassunta nella frase non puoi provare paura
quando sei rilassato - segnò profondamente Seligman, ma la sua vera svolta arrivò
con la scoperta dell’“impotenza appresa”.
Quest’ultimo costrutto, frutto dei suoi esperimenti, dimostrava come le perso-
ne potessero sviluppare un senso di incapacità di reagire a situazioni dif cili se espo-
ste a condizioni di stress incontrollabile. tale concetto non solo arricchì la sua com-
prensione della mente umana, ma gettò le fondamenta per il nuovo approccio della
“psicologia positiva”, che oggi continua a inf uenzare programmi e politiche, inclusi
quelli sanitari delle Forze Armate, promuovendo resilienza, benessere e felicità.
2.1 l’“impotenza appresa”
il concetto di “impotenza appresa” fu elaborato da martin Seligman negli
anni Settanta grazie a un esperimento condotto nei laboratori di psicologia com-
portamentale. Seligman osservò che i cani sottoposti a stimoli dolorosi, senza alcu-
na possibilità di sfuggirvi, f nivano per imparare che ogni tentativo di fuga era inu-
tile. Questa condizione psicologica, da lui def nita “impotenza appresa,” si manife-
stava anche quando i cani, successivamente, avevano l’opportunità di evitare il disa-
gio semplicemente saltando una barriera. Nonostante la possibilità concreta di fug-
gire, preferivano rimanere passivi, un comportamento attribuibile all’esposizione
prolungata alla situazione dolorosa.
Seligman intuì che tale meccanismo potesse essere applicabile anche agli esseri
umani. osservando pazienti depressi, notò che molti di loro mostravano un atteg-
giamento di rassegnazione simile a quello dei cani sperimentali. Dopo anni di studi,
scoprì che questo senso di incapacità era frutto di esperienze negative ripetute, in
cui i fallimenti erano percepiti come insuperabili e attribuiti alle proprie presunte
incapacità, piuttosto che a fattori esterni. Questo processo generava una convinzio-
ne radicata di non avere controllo sugli eventi della propria vita, anche quando si
presentavano opportunità positive.
le persone affette da questa condizione tendevano a evitare nuove sfide,
mostrando scarsa motivazione e un forte senso di inutilità, che si rifletteva
negativamente su vari aspetti della loro vita, inclusa la sfera lavorativa.
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