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I CARABINIERI DEL 1944 - IL REGNO D’ITALIA
Basti pensare, ad esempio, al problema della lingua per avere una idea delle
difficoltà che ogni singolo componente dovette superare. Ben presto, però, fu
raggiunto l’obbiettivo di fraternizzare e farsi ben volere sia dagli americani, sia
dagli inglesi e perfino, in quei rari casi con cui si ebbe a che fare con loro, anche
con i soldati francesi. Scrive ancora Pezzella, riguardo ai suoi Carabinieri: “Il loro
comportamento dignitoso ed improntato al tradizionale spirito di disciplina e di
attaccamento al dovere rese più agevole il difficile compito di comando”.
E questo accadeva nel gennaio del 1944 quando sembrava che su tutto e
su tutti dovesse prendere il sopravvento il lassismo, il menefreghismo, l’attendi-
smo, dominante la frase “chi tò fà fà”, che già nella sua configurazione dialettale
esternava tutto il suo significato amorale e di negazione di ogni valore.
Il “Contingente R” superò tutto questo e fu il primo reparto autonomo,
nel 1944, non solo di Carabinieri ma del Regio Esercito Italiano, al comando di
Ufficiali italiani, ad operare fra e con le truppe alleate in linea. “Di certo” - scri-
ve Pezzella - “il suo impiego al fianco di esse fu una grande prova di stima e di
affidamento nell’Arma in un momento ed in una situazione per loro particolar-
mente difficili su una zona delicata e contrastata”.
Il ciclo operativo del contingente iniziò ai primi giorni di febbraio, quando
il Comando Alleato, presa coscienza che lo sbarco era fallito, decise di impiega-
re i Carabinieri in servizio di istituto nella testa di ponte. Certamente gli Alleati
avevano le loro Polizie Militari, ma data la situazione sulla testa di ponte, si vole-
va evitare ulteriori attriti fra inglesi ed americani e soprattutto si voleva non
averne con la popolazione locale. Il Contingente “R” si imbarcò a Pozzuoli su
una piccola unità della Marina americana e, dopo una traversata tempestosa per
il mare agitato, prese terra nel porto di Anzio. Appena scesi a terra i Carabinieri
si accorsero che la prima linea iniziava proprio lì al porto. Un Capitano ameri-
cano, ufficiale di collegamento, accolse i Carabinieri e con lui vennero definite
le modalità di impiego del contingente.
Si decise che un nucleo di venticinque uomini al comando del
Sottotenente Francesco Farina rimanesse ad Anzio, prendendo, si fa per dire,
alloggio fra i ruderi della cittadina e che un altro nucleo di quindici uomini al
comando del Maresciallo maggiore Giovanni Raimondo prendesse posizione
nelle case diroccate di Nettuno. Il Capitano Pezzella con il restante personale fu
avviato all’interno a ridosso della linea di contatto; il comando fu posto in una
piana, scoperta ad ogni insidia, a ridosso del Bosco di Padiglione. Il comando e
gli uomini, nella impossibilità di piantare tende, si sistemarono in trincee.
Da notare che in quell’inverno particolarmente rigido, i Carabinieri aveva-
no a disposizione solo il pastrano grigio verde, una coperta di casermaggio, un
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