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ROMA 1944. I CARABINIERI REALI CONTRO LE FORMAZIONI CLANDESTINE FASCISTE




               sommato spontaneo ed autonomo si erano formate in Sicilia e Sardegna già
               pochi mesi dopo l’arrivo delle forze angloamericane .
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                    La riorganizzazione e il piglio decisionista di Pavolini comportarono l’elabo-
               razione di una serie di piani che, seguendo l’avanzata Alleata, dovevano portare alla
               nascita di queste unità di elementi scelti, a volte opportunamente addestrati, dediti
               ad attività clandestine tra cui piccoli sabotaggi e propaganda. Un’accelerazione nel
               senso  giunse  proprio  con  lo  sganciamento  delle  truppe  tedesche  dalla  Linea
               Gustav e il loro lento ritirarsi sino alla Linea Gotica, con l’abbandono di Roma
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               quale momento, anche psicologicamente, molto duro da sopportare .
                    Quindi mentre Pavolini, forse incapace di intervenire prima direttamente su
               Roma, inizia come un ossesso a ispezionare le province dell’Italia centrale ove avvia
               lo sviluppo delle Brigate Nere (e contestualmente di eventuali nuclei clandestini da
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               lasciare  in  loco) ,  proprio  nella  Capitale  la  situazione,  almeno  inizialmente,  non
               appare rosea ma tempestata di confusione e approssimazione. Il Federale di Roma
               Renato Pasqualucci in una missiva inviata al proprio segretario di partito e a Benito
               Mussolini per conoscenza, ricostruisce in una relazione le attività prodromiche alla
               partenza e la contestuale attivazione delle cellule clandestine: Sono stati […] costituiti
               tre gruppi, composti da dieci elementi ciascuno e inquadrati sulla base dell’organizzazione cellulare,
               dei quali uno formato da vecchi fascisti non iscritti al Partito o da questo espulsi a tal fine negli ulti-
               mi tempi, uno formato da elementi dei Gruppi di Azione Giovanile (il più aggressivo, secondo gli
               intendimenti) e un terzo formato da elementi fidati molto vicini alla Federazione, scelti personal-
               mente dal Camerata Filippo Dell’Agli, a cui fa capo tutta l’organizzazione […] .
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                    Purtuttavia tali gruppi, per asserita mancanza di tempo e mezzi (il Dell’Agli
               avrebbe ricevuto solo cinquecentomila lire, un appartamento in affitto, un ciclo-
               stile e della carta, nonché alcune rivoltelle con munizionamento ) non avrebbe
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               potuto dedicarsi a compiti di carattere operativo e neppure informativo limitan-
               dosi a: la propaganda fra la popolazione romana e l’assistenza ai fascisti e alle fasciste repub-
               blicane rimasti per forza di cose sul posto e soprattutto alle famiglie degli eventuali perseguitati .
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               5    G. Conti, op. cit. che da p. 942 e ss. parla prima delle esperienze siciliane e poi di quelle sarde.
                    Analoghi riferimenti in G. Parlato, op. cit. pp. 44 e ss.
               6    Pavolini, in una circolare indirizzata a tutti i Commissari federali proprio il giorno della presa di
                    Roma (4 giugno 1944), li invitava a mettere in stato di allarme tutte le forze del Partito. “Bisogna
                    fare della caduta di Roma il motivo drammatico dello spirito di riscossa e di rivincita” così in
                    Archivio Centrale dello Stato (d’ora innanzi ACS), Segreteria Particolare del Duce, carteggio riser-
                    vato, b. 17, f. 105, “caduta di Roma”, il Segretario del Partito ai Commissari Federali, 4 giugno 1944.
               7    L. Ganapini, La repubblica delle camicie nere, Garzanti, Milano, 2002, p. 97.
               8    ACS, Segreteria Particolare del Duce, carteggio ordinario, b. 65 f. 5697, “Relazione sulla par-
                    tenza dei fascisti repubblicani da Roma”, inviata il 4 luglio 1944 da Tormini (BS).
               9    Ibidem.
               10   Ibidem.

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