Page 95 - Numero Speciale 2024
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ROMA 1944. I CARABINIERI REALI CONTRO LE FORMAZIONI CLANDESTINE FASCISTE
sommato spontaneo ed autonomo si erano formate in Sicilia e Sardegna già
pochi mesi dopo l’arrivo delle forze angloamericane .
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La riorganizzazione e il piglio decisionista di Pavolini comportarono l’elabo-
razione di una serie di piani che, seguendo l’avanzata Alleata, dovevano portare alla
nascita di queste unità di elementi scelti, a volte opportunamente addestrati, dediti
ad attività clandestine tra cui piccoli sabotaggi e propaganda. Un’accelerazione nel
senso giunse proprio con lo sganciamento delle truppe tedesche dalla Linea
Gustav e il loro lento ritirarsi sino alla Linea Gotica, con l’abbandono di Roma
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quale momento, anche psicologicamente, molto duro da sopportare .
Quindi mentre Pavolini, forse incapace di intervenire prima direttamente su
Roma, inizia come un ossesso a ispezionare le province dell’Italia centrale ove avvia
lo sviluppo delle Brigate Nere (e contestualmente di eventuali nuclei clandestini da
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lasciare in loco) , proprio nella Capitale la situazione, almeno inizialmente, non
appare rosea ma tempestata di confusione e approssimazione. Il Federale di Roma
Renato Pasqualucci in una missiva inviata al proprio segretario di partito e a Benito
Mussolini per conoscenza, ricostruisce in una relazione le attività prodromiche alla
partenza e la contestuale attivazione delle cellule clandestine: Sono stati […] costituiti
tre gruppi, composti da dieci elementi ciascuno e inquadrati sulla base dell’organizzazione cellulare,
dei quali uno formato da vecchi fascisti non iscritti al Partito o da questo espulsi a tal fine negli ulti-
mi tempi, uno formato da elementi dei Gruppi di Azione Giovanile (il più aggressivo, secondo gli
intendimenti) e un terzo formato da elementi fidati molto vicini alla Federazione, scelti personal-
mente dal Camerata Filippo Dell’Agli, a cui fa capo tutta l’organizzazione […] .
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Purtuttavia tali gruppi, per asserita mancanza di tempo e mezzi (il Dell’Agli
avrebbe ricevuto solo cinquecentomila lire, un appartamento in affitto, un ciclo-
stile e della carta, nonché alcune rivoltelle con munizionamento ) non avrebbe
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potuto dedicarsi a compiti di carattere operativo e neppure informativo limitan-
dosi a: la propaganda fra la popolazione romana e l’assistenza ai fascisti e alle fasciste repub-
blicane rimasti per forza di cose sul posto e soprattutto alle famiglie degli eventuali perseguitati .
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5 G. Conti, op. cit. che da p. 942 e ss. parla prima delle esperienze siciliane e poi di quelle sarde.
Analoghi riferimenti in G. Parlato, op. cit. pp. 44 e ss.
6 Pavolini, in una circolare indirizzata a tutti i Commissari federali proprio il giorno della presa di
Roma (4 giugno 1944), li invitava a mettere in stato di allarme tutte le forze del Partito. “Bisogna
fare della caduta di Roma il motivo drammatico dello spirito di riscossa e di rivincita” così in
Archivio Centrale dello Stato (d’ora innanzi ACS), Segreteria Particolare del Duce, carteggio riser-
vato, b. 17, f. 105, “caduta di Roma”, il Segretario del Partito ai Commissari Federali, 4 giugno 1944.
7 L. Ganapini, La repubblica delle camicie nere, Garzanti, Milano, 2002, p. 97.
8 ACS, Segreteria Particolare del Duce, carteggio ordinario, b. 65 f. 5697, “Relazione sulla par-
tenza dei fascisti repubblicani da Roma”, inviata il 4 luglio 1944 da Tormini (BS).
9 Ibidem.
10 Ibidem.
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