Page 100 - Numero Speciale 2024
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I CARABINIERI DEL 1944 - IL REGNO D’ITALIA



                  Leggermente diversa, secondo Pietro Caporilli - la cui testimonianza, sep-
             pur certamente di parte, non è da estromettere completamente stante la vici-
             nanza a certi ambienti che lo stesso ebbe a Roma durante e dopo il conflitto
             nonché con esponenti della R.S.I. - la struttura che avrebbe visto a capo indi-
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             scusso il Ratti , con a fianco la Norchi e l’avvocato Italo Formichella, indicato
             quale “santone” dell’organizzazione .
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                  L’organizzazione  più  puramente  militare  avrebbe  avuto  quale  capo  di
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             stato  maggiore  tale  colonnello  Armando  Vaccaro .  Addirittura  il  gruppo
             avrebbe avuto un proprio gagliardetto consacrato da un gesuita nella Chiesa di
             San Luigi dei Francesi che avrebbe accompagnato la benedizione con “elevate
             parole di fede e di patriottismo” . Il gruppo, attraverso la baronessa Marincola
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             avrebbe avuto anche dei contatti con la rete napoletana gestita dal Principe
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             Pignatelli cui facevano riferimento, in definitiva, anche le formazioni calabresi .
                  Molti dubbi si possono avere sugli effettivi contatti con il Nord Italia del
             gruppo. Appare il nome di un certo Negroni, forse da identificarsi con l’omonimo
             che durante l’occupazione tedesca di Roma si occupava di reclutare agenti italiani
             per conto del SD . Secondo Parlato, invece, i contatti erano reali tenuto conto
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             anche delle parentele incrociate tra i membri del gruppo e importanti esponenti del
             governo fascista (oltre ad Amicucci, si ricorda anche Bruno Profili, membro del
             gruppo, il cui figlio Arturo, dal dicembre 1944, era capo della Redazione di Radio
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             Tevere, la radio milanese che trasmetteva nei territori del centro sud) .

             36   Di cui peraltro si magnificava una precedente attività di propaganda fascista a Brindisi ove, con
                  l’aiuto di un sottufficiale della marina, aveva installato una radio all’interno della residenza del Re
                  Vittorio Emanuele III denominata “Radio Muti”, mai rintracciata dagli alleati dalle forze di polizia
                  fedeli al Re d’Italia. Così in P. Caporilli, Crepuscolo di Sangue, Roma, Edizioni Ardita, 1963, p. 90.
             37   Italo Formichella è famoso per essere stato, nel primo dopoguerra, uno dei fondatori del
                  Movimento Sociale Italiano, deputato alla Camera dei Deputati e difensore degli eredi di
                  Benito Mussolini in alcuni procedimenti penali volti alla confisca di beni nonché difensore
                  di numerosi altri gerarchi fascisti (tra cui il principe Junio Valerio Borghese). Per un profilo
                  si  può  vedere  https://www.secoloditalia.it/2018/03/40-anni-fa-laddio-a-italo-formichella-
                  lavvocato-di-borghese-e-di-mussolini/, (URL consultata il 2 maggio 2024).
             38   Un  tale  “Vaccaro”,  non  meglio  conosciuto,  viene  identificato  dall’Intelligence  statunitense
                  come uno degli organizzatori, insieme a Italo Pucci, delle sezioni rionali. Così in NARA,
                  OSS, Rg 226, e.210 A, b. 369, f. 3, Organizzazione clandestina fascista p. 1.
             39   P. Caporilli, Crepuscolo di Sangue, Roma, Edizioni Ardita, 1963, p. 91. Il sacerdote avrebbe, tra
                  l’altro, affermato “Quando per un’idea c’è gente pronta a morire, non può essere un’idea cat-
                  tiva, altrimenti Dio non lo permetterebbe!”.
             40   TNA, WO 204/12877 Fascist activities (the Onore group), Suspected fascist organisation, 3
                  febbraio 1945, p. 6, nonchè F. Angeletti, op. cit.
             41   AUSSME, SIM, b. 316, f. 1-18-28, Organizzazione clandestina fascista, Organizzazione clan-
                  destina fascista, 27 febbraio 1945, p. 1.
             42   G. Parlato, op. cit. p. 99 nonché G. Bongioanni, Qui Radiotevere. 1944. Storia di radio, d’amore e
                  di morte, Roma, Sovera Edizioni, 2003, pp. 178 e ss.

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