Page 87 - Numero Speciale 2024
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I CARABINIERI IN SERVIZIO DI ISTITUTO NELLA TESTA DI PONTE DI ANZIO
Con queste direttive generali, i genieri delle due Armate, nonché i lavora-
tori, per lo più coatti, della Organizzazione Todt crearono una serie parallela di
linee di resistenza con la creazione di bunker, postazioni di artiglieria, torrette di
carri interrati, nidi di mitragliatrici, campi minati, reticolati, aree allagate ed altri
espedienti di fortificazione campale speditiva che rafforzarono e valorizzavano
ancor più il terreno che, come detto, di per se stesso era già favorevole alla difesa.
I tedeschi non avevano minimamente rinunciato a combattere.
In campo alleato in quell’autunno del 1943, mentre i tedeschi si applicava-
no con teutonica determinazione alla costruzione delle difese, dominava un
ottimismo diffuso sull’esito della campagna in Italia, ottimismo che trova river-
bero in quello che lo stesso Churchill annotava in quei giorni tra i suoi appunti:
“Il nemico si ritira verso nord, combattendo azioni di retroguardia ... Non
possiamo ancora dire se riusciremo ad occupare Roma in ottobre o novembre,
ma è certo che non verremmo a contatto con il grosso delle forze tedesche
nell’Italia settentrionale fino a dicembre o anche più tardi”.
Gli Alleati, quindi, forti della loro supremazia in armi ed equipaggiamenti,
erano sicuri di arrivare nell’Italia del Nord in pochi mesi. I tedeschi, con
Kesserling in testa, erano fiduciosi di poter resistere a sud di Roma almeno per
tutto l’inverno 1943-1944.
Ognuno dei due avversari aveva una estrema fiducia nelle proprie possibi-
lità operative.
In autunno inoltrato, però, sul piano tattico l’ottimismo degli Alleati anda-
va di giorno in giorno scemando. Sul finire del 1943 i Comandi alleati erano a
conoscenza che i tedeschi avrebbero fatto resistenza nella valle del Liri; la dife-
sa, in pratica si sarebbe incentrata su Cassino, a sostegno di quel vallo “cassi-
nense” che poi tanto avrebbe fatto penare gli Alleati.
Per evitare inutili perdite e superare questo sbarramento il Comando
Alleato concepì una azione di sbarco a tergo delle linee tedesche, al fine di far
cadere per aggiramento e per manovra ogni resistenza a Sud di Roma.
Il Maresciallo Alexander, in uno dei suoi dispacci di quel periodo, così
scrive: “Appare dubbio che il nemico possa conservare la linea di difesa orga-
nizzata che passa per Cassino, di fronte ad un attacco dell’Armata. Il sopravve-
nire di questa azione (lo sbarco a tergo) lo indurrà a ritirarsi dalla sua posizione
difensiva non appena si renderà conto della ampiezza di tale operazione”.
In pratica con lo sbarco ad Anzio e Nettuno e il successivo sfruttamento
della sorpresa, gli Alleati puntavano a raggiungere Valmontone, togliendo così
la linea di alimentazione logistica del fronte di Cassino, determinando la resa di
tutti i tedeschi schierati lungo la linea di resistenza incentrata su Cassino.
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