Page 73 - Numero Speciale 2024
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ASSOCIAZIONE E CARABINIERI IN CONGEDO NELLA ROMA OCCUPATA




               4.  Il Comandante Nazionale Amedeo Ademollo nella Roma occupata
                    Come si è ricordato in altre pagine, i Carabinieri della Capitale vissero sorti
               diverse rispetto i colleghi di altre parti d’Italia con la triste vicenda della depor-
               tazione collettiva imposta dal maresciallo d’Italia Rodolfo Graziani .
                                                                                14
                    Grazie al volume dedicato al ruolo dell’Arma in quel periodo scritto (ma
               non firmato inizialmente) dal generale di brigata nella riserva Filippo Caruso, si
               può  avere  un  quadro  della  situazione  generale.  Egli  stesso  sottolineava  che
               “dopo gli avvenimenti dell’8 settembre compreso della gravità dell’ora, aveva
               subito ripreso contatto con l’Arma, pronto a dare la sua opera e si era decisa-
               mente e coraggiosamente schierato in difesa del governo legittimo, non appena
               si verificò lo sbandamento dei carabinieri, s’interessò subito alla loro sorte” .
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                    Caruso, anch’egli non più in servizio attivo e dunque libero da obblighi giu-
               ridici ma non da quelli morali, riferisce poco dopo che prese contatto con diversi
               esponenti del “Fronte della resistenza per conoscerne il pensiero, soprattutto ai
               fini di una totalitaria organizzazione dei carabinieri da impiegare nella lotta con-
               tro il tedesco”. Ma forse il punto più interessante della sua descrizione di tale
               prime fasi di organizzazione dei Carabinieri in clandestinità è il seguente: poiché
               vari militari dell’Arma alla macchia facevano capo all’Associazione nazionale dei carabinieri
               Reali in congedo, [il generale Caruso] ebbe diversi colloqui (ottobre 1943) con il generale
               Ademollo Amedeo, presidente dell’associazione stessa, il quale già si prodigava per l’assistenza
               ai più bisognosi allo scopo di stabilire, d’accordo, la linea di condotta da seguire .
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                    È fondamentale mettere in evidenza il ruolo dell’associazione che Caruso
               chiama con il suo vero nome dopo la liberazione di Roma, ma soprattutto è molto
               importante dare valore al ruolo ricoperto dal generale Ademollo che si presenta-
               va, sia pure avanti con gli anni, come una persona di grande peso istituzionale in
               grado di diventare il punto di riferimento per altri ufficiali, come il Caruso, e per
               molti Carabinieri nella difficile situazione del momento.
                    C’è da aggiungere anche un’altra cosa. Non solo il comandante nazionale si ergeva
               a figura morale di ufficiale e di comandante benché da tempo non più in servizio
               attivo, ma si prodigava fattivamente insieme ai membri del consorzio associativo nel
               sostenere con i mezzi a disposizione i militari dell’Arma che erano riusciti a darsi
               alla macchia, ma che necessitavano di aiuto, sia economico, sia materiale che li met-
               tesse in condizioni di vivere in clandestinità e di prepararsi al momento dell’azione.
               14   Si rinvia ai contributi di Massimiliano Sole e Anna Maria Casavola apparsi in Flavio Carbone (a
                    cura di), I Carabinieri del 1943. Numero Speciale della Rassegna dell’Arma dei Carabinieri, a. LXX (2023).
               15   Fronte Clandestino di Resistenza di Roma e suo territorio. Organizzazione dei carabinieri
                    Reali - Ufficio Stralcio [ma Filippo Caruso], L’Arma dei Carabinieri Reali in Roma durante l’occu-
                    pazione tedesca, Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, 1946, p. 15.
               16   Ibidem.

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