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ASSOCIAZIONE E CARABINIERI IN CONGEDO NELLA ROMA OCCUPATA
Tali “reparti”, ricorda ancora lo storico dell’associazione nazionale
Carabinieri, furono posti “sotto l’alta sorveglianza del Segretario del Partito nazio-
nale fascista” . Dunque Ademollo continuò a reggere, in qualità di comandante
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nazionale, la nuova realtà associativa, la Legione Carabinieri Reali d’Italia. Almeno in
questo periodo, si può osservare come volente o nolente l’associazionismo dei
Carabinieri in congedo fosse stato allineato perfettamente alla volontà politica.
3. Carabinieri in servizio e Carabinieri in congedo dopo il 25 luglio
Le sorti della guerra e l’incapacità della classe dirigente del Paese portaro-
no l’Italia al collasso con la proclamazione dell’armistizio dell’8 settembre 1943
e in tale fase emerse nuovamente quel collante di appartenenza ad una medesi-
ma istituzione che accomunava militari in servizio e in congedo.
Per quanto riguarda dunque la posizione del nuovo Governo dopo il 25 luglio
1943, è da segnalare una restituita seppure limitata autonomia che era stata loro con-
tratta fortemente a fine anni Trenta. Infatti, con la caduta del fascismo furono ema-
nati una serie di provvedimenti normativi collegati alla fine del regime totalitario e,
tra questi, il regio decreto legge 2 agosto 1943, n. 704 recante “Soppressione del par-
tito nazionale fascista” che prevedeva all’articolo 5 il passaggio delle associazioni,
precedentemente sottoposte al partito, nell’alveo degli organi centrali di governo.
In particolare l’Unione nazionale ufficiali in congedo d’Italia e i “Reparti
d’arma e di specialità (associazioni d’arma) del Regio esercito”, tra cui anche
quella dei Carabinieri in congedo ritornarono sotto il Ministero della Guerra .
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Un foglio d’ordini dell’associazione datato 29 luglio 1943 riporta chiara-
mente la posizione ufficiale della Legione Carabinieri Reali d’Italia.
Scrive Ademollo che l’associazione “dev’essere in prima linea nel dare a
tutti esempio di dovere e di sacrificio”.
Ritornava prepotentemente il rapporto anche dei Carabinieri in congedo con
la figura del sovrano: “riafferma la sua immobile fedeltà e la sua immutata devo-
zione alla Maestà del Re Imperatore [così nel testo], al Primo Soldato d’Italia, che per
le fortune della Patria ne regge le sorti da ben 43 anni!”. Tale affermazione, a parere
di chi scrive, tuttavia, fa emergere ipso facto la stretta relazione tra chi reggeva le sorti
del Paese e le responsabilità con chi lo aveva retto per il ventennio da poco cessato.
I valori del Risorgimento ritornarono prepotentemente enunciati nella cir-
colare associativa: la nostra incrollabile fede, quella fede che nutrita dal nostro profondo
amore di Patria ha fatto insigne l’Arma, ci faccia continuare nella nostra azione animatrice
e suscitatrice di patriottismo; mantenga in noi lo spirito militare e altissimo quello di corpo;
11 Ivi, p. 57.
12 Il r.d.l. fu poi convertito dalla legge 5 maggio 1949, n. 178.
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