Page 71 - Numero Speciale 2024
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ASSOCIAZIONE E CARABINIERI IN CONGEDO NELLA ROMA OCCUPATA




                    Tali  “reparti”,  ricorda  ancora  lo  storico  dell’associazione  nazionale
               Carabinieri, furono posti “sotto l’alta sorveglianza del Segretario del Partito nazio-
               nale  fascista” .  Dunque  Ademollo  continuò  a  reggere,  in  qualità  di comandante
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               nazionale, la nuova realtà associativa, la Legione Carabinieri Reali d’Italia. Almeno in
               questo periodo, si può osservare come volente o nolente l’associazionismo dei
               Carabinieri in congedo fosse stato allineato perfettamente alla volontà politica.

               3.  Carabinieri in servizio e Carabinieri in congedo dopo il 25 luglio
                    Le sorti della guerra e l’incapacità della classe dirigente del Paese portaro-
               no l’Italia al collasso con la proclamazione dell’armistizio dell’8 settembre 1943
               e in tale fase emerse nuovamente quel collante di appartenenza ad una medesi-
               ma istituzione che accomunava militari in servizio e in congedo.
                    Per quanto riguarda dunque la posizione del nuovo Governo dopo il 25 luglio
               1943, è da segnalare una restituita seppure limitata autonomia che era stata loro con-
               tratta fortemente a fine anni Trenta. Infatti, con la caduta del fascismo furono ema-
               nati una serie di provvedimenti normativi collegati alla fine del regime totalitario e,
               tra questi, il regio decreto legge 2 agosto 1943, n. 704 recante “Soppressione del par-
               tito nazionale fascista” che prevedeva all’articolo 5 il passaggio delle associazioni,
               precedentemente sottoposte al partito, nell’alveo degli organi centrali di governo.
                    In particolare l’Unione nazionale ufficiali in congedo d’Italia e i “Reparti
               d’arma e di specialità (associazioni d’arma) del Regio esercito”, tra cui anche
               quella dei Carabinieri in congedo ritornarono sotto il Ministero della Guerra .
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                    Un foglio d’ordini dell’associazione datato 29 luglio 1943 riporta chiara-
               mente la posizione ufficiale della Legione Carabinieri Reali d’Italia.
                    Scrive Ademollo che l’associazione “dev’essere in prima linea nel dare a
               tutti esempio di dovere e di sacrificio”.
                    Ritornava prepotentemente il rapporto anche dei Carabinieri in congedo con
               la figura del sovrano: “riafferma la sua immobile fedeltà e la sua immutata devo-
               zione alla Maestà del Re Imperatore [così nel testo], al Primo Soldato d’Italia, che per
               le fortune della Patria ne regge le sorti da ben 43 anni!”. Tale affermazione, a parere
               di chi scrive, tuttavia, fa emergere ipso facto la stretta relazione tra chi reggeva le sorti
               del Paese e le responsabilità con chi lo aveva retto per il ventennio da poco cessato.
                    I valori del Risorgimento ritornarono prepotentemente enunciati nella cir-
               colare associativa: la nostra incrollabile fede, quella fede che nutrita dal nostro profondo
               amore di Patria ha fatto insigne l’Arma, ci faccia continuare nella nostra azione animatrice
               e suscitatrice di patriottismo; mantenga in noi lo spirito militare e altissimo quello di corpo;

               11   Ivi, p. 57.
               12   Il r.d.l. fu poi convertito dalla legge 5 maggio 1949, n. 178.

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