Page 77 - Numero Speciale 2024
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ASSOCIAZIONE E CARABINIERI IN CONGEDO NELLA ROMA OCCUPATA




                    Ademollo mise subito in evidenza al Ministero che, nonostante le ingiun-
               zioni reiterate più volte del ministero della Difesa Nazionale della Repubblica
               Sociale Italiana con l’imposizione di trasferire i vertici associativi nel Veneto, né
               egli, né i suoi collaboratori aderirono all’imposizione. Non funzionava nulla e
               talvolta  per  fortuna,  grazie  anche  al  “disservizio  postale,  tanto  da  giungere,
               senza nulla aver fatto, al 5 c.m., giorno nel quale la legione CC.RR. d’Italia in
               Congedo, rimasta in Roma, ha riaffermato, con orgoglio la sua incrollabile ed
               immutabile fede” .
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                    Ademollo era un vecchio ufficiale dell’Arma e nella sua relazione presenta
               perfettamente  la  situazione  che  la  Capitale  aveva  vissuto  insieme  ai  suoi
               Carabinieri che vi prestavano servizio a cui toccò la sorte più tragica con gli avve-
               nimenti del 7 ottobre 1943 che lo stesso commissario straordinario ricorda.
                    Il documento evidenzia alcuni passaggi e il ruolo dell’associazione: circa
               due terzi della forza però, tra ufficiali, sottufficiali e carabinieri, riuscì a sottrarsi alla vergo-
               gnosa soggezione che imponeva, tra l’altro, l’adesione alla repubblica mussoliniana. Con i
               fedelissimi sbandatisi, furono solidali i commilitoni in congedo ed io per primo.
                    S’iniziò così, in favore dei ricercati e perseguitati, la mia costante ed ininterrotta azione
               di aiuto e di appoggio, previi accordi, in un primo tempo, col colonnello di fanteria De Santis
               e, di poi, col collega generale dell’Arma Filippo Caruso, organizzatore delle “Bande”.
                    Di conseguenza, per gli aiuti accennati - che furono per taluni anche finan-
               ziari - avvicinai più volte, con le necessarie cautele, parecchi ufficiali […] molti
               sottufficiali e moltissimi Carabinieri e, con le indispensabili circospezioni, con-
               sentii che nei locali della sede dell’Associazione, si distribuissero le sovvenzioni
               loro concesse”.
                    Tale attività, lo sottolinea molto bene Ademollo, però non era priva di
               rischi. Anzi, il Servizio Informazioni Difesa (SID) della RSI si interessava all’as-
               sociazione e stese un rapporto contro Ademollo e la sua Legione Carabinieri
               Reali d’Italia, segnalandolo come “antifascista e solidale con gli appartenenti al
               fronte  interno  di  resistenza”  e  chiedendo  anche  di  intervenire  sull’anziano
               generale.
                    L’attenzione verso di lui e i suoi collaboratori si elevò maggiormente poco
               prima  della  liberazione  tanto  che  egli  stesso  sottolineava  che  “seppi  di  altra
               segnalazione contro di me, fatta dagli agenti segreti fascisti” che però proprio
               per l’ingresso degli Alleati nella Capitale non ebbe conseguenze per lui.
                    Un modesto riconoscimento fu il conferimento di un encomio solenne
               “sul campo” a firma del generale Roberto Bencivenga, “Comandante Civile e

               24   Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, Direzione dei Beni Storici e Documentali,
                    Documentoteca, scatola 1496, fascicolo 1.

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