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ASSOCIAZIONE E CARABINIERI IN CONGEDO NELLA ROMA OCCUPATA
Ademollo mise subito in evidenza al Ministero che, nonostante le ingiun-
zioni reiterate più volte del ministero della Difesa Nazionale della Repubblica
Sociale Italiana con l’imposizione di trasferire i vertici associativi nel Veneto, né
egli, né i suoi collaboratori aderirono all’imposizione. Non funzionava nulla e
talvolta per fortuna, grazie anche al “disservizio postale, tanto da giungere,
senza nulla aver fatto, al 5 c.m., giorno nel quale la legione CC.RR. d’Italia in
Congedo, rimasta in Roma, ha riaffermato, con orgoglio la sua incrollabile ed
immutabile fede” .
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Ademollo era un vecchio ufficiale dell’Arma e nella sua relazione presenta
perfettamente la situazione che la Capitale aveva vissuto insieme ai suoi
Carabinieri che vi prestavano servizio a cui toccò la sorte più tragica con gli avve-
nimenti del 7 ottobre 1943 che lo stesso commissario straordinario ricorda.
Il documento evidenzia alcuni passaggi e il ruolo dell’associazione: circa
due terzi della forza però, tra ufficiali, sottufficiali e carabinieri, riuscì a sottrarsi alla vergo-
gnosa soggezione che imponeva, tra l’altro, l’adesione alla repubblica mussoliniana. Con i
fedelissimi sbandatisi, furono solidali i commilitoni in congedo ed io per primo.
S’iniziò così, in favore dei ricercati e perseguitati, la mia costante ed ininterrotta azione
di aiuto e di appoggio, previi accordi, in un primo tempo, col colonnello di fanteria De Santis
e, di poi, col collega generale dell’Arma Filippo Caruso, organizzatore delle “Bande”.
Di conseguenza, per gli aiuti accennati - che furono per taluni anche finan-
ziari - avvicinai più volte, con le necessarie cautele, parecchi ufficiali […] molti
sottufficiali e moltissimi Carabinieri e, con le indispensabili circospezioni, con-
sentii che nei locali della sede dell’Associazione, si distribuissero le sovvenzioni
loro concesse”.
Tale attività, lo sottolinea molto bene Ademollo, però non era priva di
rischi. Anzi, il Servizio Informazioni Difesa (SID) della RSI si interessava all’as-
sociazione e stese un rapporto contro Ademollo e la sua Legione Carabinieri
Reali d’Italia, segnalandolo come “antifascista e solidale con gli appartenenti al
fronte interno di resistenza” e chiedendo anche di intervenire sull’anziano
generale.
L’attenzione verso di lui e i suoi collaboratori si elevò maggiormente poco
prima della liberazione tanto che egli stesso sottolineava che “seppi di altra
segnalazione contro di me, fatta dagli agenti segreti fascisti” che però proprio
per l’ingresso degli Alleati nella Capitale non ebbe conseguenze per lui.
Un modesto riconoscimento fu il conferimento di un encomio solenne
“sul campo” a firma del generale Roberto Bencivenga, “Comandante Civile e
24 Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, Direzione dei Beni Storici e Documentali,
Documentoteca, scatola 1496, fascicolo 1.
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