Page 275 - Numero Speciale 2024
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IL 1944 VISTO DAI DOCUMENTI DEL CONTROSPIONAGGIO ITALIANO
dalle forze italo-anglo-americane; circa un uguale numero di agenti aveva pas-
sato le linee via terra, in territorio occupato dagli Alleati mentre i restanti erano
stati paracadutati, soprattutto in Sardegna, ma anche su obiettivi di grande
distanza nel sud Italia e in Sicilia erano stati considerati dai nazisti: quando
erano inviati in questo modo nel sud ovest dell’Italia, l’aeroplano decollava il più
vicino possibile alle linee nemiche, cercando di correre minori rischi di essere
intercettati da aerei alleati.
Ricordava, come esempio, una relazione che un agente, paracadutato in
quei mesi, era stato prima portato in aereo da Bergamo a Belgrado e poi a
Tirana da dove era stato paracadutato in Puglia, ma nonostante quel velivolo
avesse viaggiato quasi a pelo d’acqua a un’altezza di circa seicento metri era
stato comunque attaccato tre volte da aerei di combattimento alleati, apparen-
temente senza successo. Quindi erano state aumentati i controlli nel settore
aeronautico vicino alle coste.
Notava attentamente la relazione che, durante i pochi mesi passati dall’ar-
mistizio, nessun agente era arrivato via mare: questo era dovuto senza dubbio
al ben organizzato controllo a terra delle coste, che aveva indubbiamente impe-
dito a molti agenti di procedere a spionaggio e sabotaggio. Era stato altresì
notato che solo una piccola minoranza di agenti catturati era equipaggiato con
sistemi di trasmissione, ma questo poteva essere in parte spiegato dal fatto che,
per un numero importante di questi gruppi, gli operatori R/T, isolati, erano
stati già arrestati.
Non sembrava, al momento della redazione della relazione, vi fossero
molte missioni di sabotaggio: non si erano avute molte azioni, nonostante fos-
sero state reperite grandi quantità di materiale per effettuarle. La maggior parte
dei possibili sabotatori era stata arrestata a Firenze, tutti impiegati dalla SD dove
la Abwehr sembrava scarsamente rappresentata. In queste operazioni di con-
troingerenza i partigiani italiani, fu riconosciuto, avevano avuto una parte
importante e soprattutto a Firenze erano stati strumentali nella cattura di molti
pericolosi agenti: un gruppo di partigiani del Partito d’Azione in quella città
aveva organizzato un efficiente servizio controffensivo informativo con contat-
ti in altre città del Nord Italia. Sembrava dunque chiaro che in futuro il contro-
spionaggio italiano avrebbe ricevuto un’assistenza ben organizzata di valore da
questo gruppo politico; di qui la constatazione che sarebbe stato utile di avvan-
taggiarsi totalmente di quella cooperazione.
Le missioni di spionaggio riguardavano principalmente informazioni di
tipo militare, sebbene a Roma una minoranza degli agenti catturati avesse anche
missioni di influenza di tipo politico, per la maggior parte appartenenti alla SD.
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