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IL 1944 VISTO DAI DOCUMENTI DEL CONTROSPIONAGGIO ITALIANO




               dalle forze italo-anglo-americane; circa un uguale numero di agenti aveva pas-
               sato le linee via terra, in territorio occupato dagli Alleati mentre i restanti erano
               stati  paracadutati,  soprattutto  in  Sardegna,  ma  anche  su  obiettivi  di  grande
               distanza  nel  sud  Italia  e  in  Sicilia  erano  stati  considerati  dai  nazisti:  quando
               erano inviati in questo modo nel sud ovest dell’Italia, l’aeroplano decollava il più
               vicino possibile alle linee nemiche, cercando di correre minori rischi di essere
               intercettati da aerei alleati.
                    Ricordava, come esempio, una relazione che un agente, paracadutato in
               quei mesi, era stato prima portato in aereo da Bergamo a Belgrado e poi a
               Tirana da dove era stato paracadutato in Puglia, ma nonostante quel velivolo
               avesse viaggiato quasi a pelo d’acqua a un’altezza di circa seicento metri era
               stato comunque attaccato tre volte da aerei di combattimento alleati, apparen-
               temente senza successo. Quindi erano state aumentati i controlli nel settore
               aeronautico vicino alle coste.
                    Notava attentamente la relazione che, durante i pochi mesi passati dall’ar-
               mistizio, nessun agente era arrivato via mare: questo era dovuto senza dubbio
               al ben organizzato controllo a terra delle coste, che aveva indubbiamente impe-
               dito a molti agenti di procedere a spionaggio e sabotaggio. Era stato altresì
               notato che solo una piccola minoranza di agenti catturati era equipaggiato con
               sistemi di trasmissione, ma questo poteva essere in parte spiegato dal fatto che,
               per un numero importante di questi gruppi, gli operatori R/T, isolati, erano
               stati già arrestati.
                    Non  sembrava,  al  momento  della  redazione  della  relazione,  vi  fossero
               molte missioni di sabotaggio: non si erano avute molte azioni, nonostante fos-
               sero state reperite grandi quantità di materiale per effettuarle. La maggior parte
               dei possibili sabotatori era stata arrestata a Firenze, tutti impiegati dalla SD dove
               la Abwehr sembrava scarsamente rappresentata. In queste operazioni di con-
               troingerenza  i  partigiani  italiani,  fu  riconosciuto,  avevano  avuto  una  parte
               importante e soprattutto a Firenze erano stati strumentali nella cattura di molti
               pericolosi agenti: un gruppo di partigiani del Partito d’Azione in quella città
               aveva organizzato un efficiente servizio controffensivo informativo con contat-
               ti in altre città del Nord Italia. Sembrava dunque chiaro che in futuro il contro-
               spionaggio italiano avrebbe ricevuto un’assistenza ben organizzata di valore da
               questo gruppo politico; di qui la constatazione che sarebbe stato utile di avvan-
               taggiarsi totalmente di quella cooperazione.
                    Le missioni di spionaggio riguardavano principalmente informazioni di
               tipo militare, sebbene a Roma una minoranza degli agenti catturati avesse anche
               missioni di influenza di tipo politico, per la maggior parte appartenenti alla SD.


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