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I CARABINIERI DEL 1944 - IL REGNO D’ITALIA



                  Già dal 1943 il Battaglione sapeva esattamente quali erano i metodi tede-
             schi per reclutare gli agenti di nazionalità italiana; metodi utilizzati anche nel
             1944. Aveva compreso che alcuni italiani che accettavano di portare avanti delle
             missioni per il nemico, non facevano questo per motivi di patriottismo o senso
             del dovere nei confronti della RSI, ma solamente per rendere un servizio alla
             Germania; potevano essere elementi dell’esercito dell’Italia repubblicana: altri,
             molto spesso, accettavano per alleviare le loro finanze disastrate o a volte anche
             per cercare di tornare in modo relativamente facile alle loro case nel sud d’Italia;
             altri erano ricattati per aver avuto relazioni extraconiugali o per aver esercitato
             un intenso mercato nero, violando le leggi esistenti. Per tutte queste ragioni gli
             agenti erano generalmente di bassa qualità: pericolosi comunque, da vigilare
             e/o arrestare, se conveniente. Il resto gli alleati avevano costituito uno speciale
             ufficio per la repressione di tale attività e in molti luoghi dopo la liberazione dal-
             l’occupazione tedesca furono formati dei comitati annonari spontanei, compo-
             sti da cittadini volontari non riuscendo però a debellare interamente il diffuso
             fenomeno di accaparramento e il suo relativo sfruttamento economico.
                  Il controspionaggio italiano si era ben documentato sui metodi tedeschi
             per ottenere informazioni a danno degli italiani e alleati e su quelli sotto coper-
             tura...in realtà non avevano trovato nulla di particolarmente originale. Spesso un
             gruppo abbastanza numeroso di agenti veniva istruito per ottenere un lavoro
             nei Comandi principali o periferici delle truppe alleate: ad esempio un agente
             che era stato in quei mesi arrestato, aveva lavorato nel Club delle Forze Armate
             a Roma. Molti erano stati istruiti ad ascoltare discorsi nei bar, nei club, nelle sale
             degli alberghi, dove spesso il ‘nemico’ non prestava attenzione a chi potesse
             ascoltare. Specialmente nelle grandi città come Roma e Napoli giravano molte
             indiscrezioni: notizie sulle truppe in transito notturno; molte speculazioni sul
             futuro dell’offensiva in Francia: gli agenti avevano riferito che negli ospedali
             erano stati distribuiti ai feriti molti vocabolari di francese…
                  Spesso utilizzavano un agente donna per circuire sottufficiali o ufficiali
             alleati: del resto la seduzione è sempre stata un’arma importante nel settore
             dell’intelligence. Alcuni agenti avevano anche la copertura di giornalisti: uno di
             essi aveva ad esempio fondato una rivista in inglese e in italiano. Per questo era
             spesso  in  contatto  con  utili  persone  e  gli  aveva  permesso  di  entrare  nel
             Comando alleato; un altro agente era stato usato come traduttore nello staff
             della stessa rivista. Era un centro ben organizzato per spionaggio in territorio
             ‘nemico’. Copertura peraltro molto spesso usata, non solo in quei tempi…
                  Con grande cura venivano anche monitorati possibili movimenti sovver-
             sivi, come ad esempio un gruppo fascista in Bari le cui attività includevano

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