Page 141 - Numero Speciale 2024
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LA LEGIONE DEI CARABINIERI REALI DI BARI
assalite dalla soldataglia che asportò biancheria e tutto ciò che poteva appagare la brama di
coloro che, sordi ad ogni sentimento di umanità, avevano come fine unico la distruzione di
quella residua ricchezza nazionale che la guerra non aveva ancora divorato.
Ai vari comuni della provincia, dove fu molto spesso ricordata la frase pronunciata da
Hitler relativa al «diritto di vita e di morte» del soldato tedesco sui cittadini italiani, vennero,
precedute da minacce di vario genere, imposte taglie pel versamento di viveri. A Toro, per esem-
pio, furono convocati il podestà, il segretario comunale ed il comandante la stazione ai quali
fu richiesta la consegna entro 24 ore, pena la distruzione dell’abitato, di 110 pecore, di30
bovini, di 18suini, di kg. 50 di salami ed altrettanti di formaggio. Alcuni militari
dell’Arma, che come i loro ufficiali, sfidando ogni pericolo non hanno mai lasciato la divisa,
sorpresi isolatamente vennero disarmati. Diversi ufficiali e sottufficiali tedeschi cercarono di
togliere le armi a tutto il capoluogo di Campobasso e di costringere specialmente gli ufficiali
ad uniformarsi alle direttive del pseudo-governo fascista repubblicano. Non fu mai aderito alle
richieste relative alle armi e fu sempre fatto presente che l’Arma, per le sue tradizioni e in
omaggio a recentissime direttive superiori non avrebbe mai abbandonato il suo posto.
Si giunse così al 9 [ottobre], quando cioè si ebbe la sensazione che le truppe anglo-ame-
ricane si avvicinavano per scacciare i resti di quell’esercito che, specie in questi ultimi giorni, si
era attirato l’odio più profondo ed inestinguibile. Cominciarono allora le distruzioni in grande
stile. La linea ferroviaria Termoli-Benevento, ricca per la natura del terreno di opere d’arte,
resa inutilizzabile per lunghissimo periodo di tempo (i tecnici affermano che occorreranno anni
per riparare i danni), lo scalo ferroviario locale con i suoi impianti schiantati da numerose mine,
il materiale rotabile distrutto, la caserma del distretto, i locali del municipio, i mulini (due dei
quali molto importanti) e l’edificio delle poste e telegrafi dati in preda alle fiamme e quasi com-
pletamente distrutti, la centrale elettrica e gl’impianti per l’eduzione dell’acqua fatti saltare in
aria e gravemente danneggiati. Alla mancanza di luce, di acqua e di generi alimentari si
aggiunsero dal 10 al 14 corrente le azioni belliche per le quali la città fu sottoposta a continui,
intensi bombardamenti che fortunatamente hanno provocato danni relativamente limitati e
poche vittime. Fra queste ultime vi è il Vescovo del luogo, monsignore Secondo Bologna, che, la
sera del 10, dopo di aver conferito col comandante tedesco scongiurandolo di risparmiare lutti
alle popolazioni, si era recato nella cappella del seminario a pregare per l’incolumità dei suoi
fedeli. Mentre, insieme alle suore, attendeva alla nobile missione, fu colpito da una granata e
spirò dopo pochi minuti in questa caserma, distante solo pochi metri, dove era stato trasportato
per i primi soccorsi. Fra gli stabili più ripetutamente colpiti vi è la caserma dell’Arma che è
stata per ben 4 volte centrata e che ha subito danni consistenti.
Sia in questo capoluogo e sia, a quanto risulta, in altri comuni, nessuna attività politica
è stata, dopo l’armistizio, svolta né dalla legione della Milizia, che si è sciolta durante la
seconda metà di settembre, né dalla federazione [del Pnf], che i fascisti locali non hanno
neanche tentato di ricostruire.
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