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I CARABINIERI DEL 1944 - IL REGNO D’ITALIA
da ogni parte d’Italia, avevano passato le linee per rimettersi a disposizione. Si
trattava spesso di fonti rilevanti e il Centro redigeva appositi notiziari che per-
mettevano di avere un quadro verosimilmente preciso di quanto accadeva a
Roma, a Napoli e nel resto del territorio nazionale occupato. Tra le moltissime
informazioni redatte e inoltrate al Comando Supremo a Brindisi, sembrano
meritevoli quelle relative alla situazione di Napoli, in cui si ebbero furiosi scon-
tri e in cui, per la prima volta, la popolazione giocò un ruolo importante nella
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resistenza all’occupazione tedesca : Napoli e provincia - Durante gli ultimi giorni
dell’occupazione tedesca, e cioè dal 27 al 30 settembre, la popolazione napoletana, affamata,
vessata, derubata e barbaramente trucidata, ha trovato la forza di insorgere per dare addosso
ai tedeschi in procinto di evacuare. Questi ultimi, infatti, nell’imminenza della loro ritirata,
avevano ricevuto ordini dai loro comandi di distruggere quanto più fosse stato possibile, le
restanti opere ed edifici pubblici della città. Si accingevano a mettere a ferro e fuoco la città
martoriata quando da Capodimonte, da Poggio reale, dalle case di Capodichino e da quelle
di Chiaia, come un sol uomo, centinaia di napoletani, impiegando le armi che avevano nasco-
sto per la riscossa, si sono dati alla caccia dei tedeschi animati dall’odio covato durante i giorni
della loro barbarica occupazione. Questa resistenza riusciva così a risparmiare moltissimi edi-
fici, magazzini, fabbriche e silos dal certo saccheggio, intralciando l’opera dei guastatori ger-
manici i quali, minacciati dalla rivolta, non poterono portare a compimento la loro opera di
distruzione. Tuttavia ciò che rimaneva della centrale del gas, dell’acquedotto, della centrale
elettrica saltava per mano germanica pochi minuti prima che l’ultimo tedesco lasciasse la città
partenopea. Il 2 ottobre, accolte con inimmaginabile entusiasmo, le truppe americane facevano
il loro ingresso a Napoli. Esse si mettevano subito all’opera per alleviare le tristi condizioni
della popolazione civile, ciò nonostante fino alla data del 10 ottobre non era stato ancora pos-
sibile fornire di acqua e di luce la città. Il comando americano, temendo il diffondersi di epi-
demia, provvede quindi ad emanare opportuni ordini perché l’accesso alla città fosse vietato a
chiunque fino a data da determinarsi poiché la zona di Napoli è considerata “infetta”.
Nei paesi del napoletano i tedeschi, prima di abbandonare quelle terre, hanno operato
grandi distruzioni non tralasciando di saccheggiare anche le case dei privati. Le resistenze veni-
vano soffocate nel sangue. Ad Acerra e Nola, per aver incontrata una più accanita resistenza
da parte della popolazione, i tedeschi hanno infierito con sanguinose rappresaglie. I guastatori
tedeschi, riponendo bombe nell’interno degli abitati, distruggevano interi caseggiati. A
Pomigliano d’Arco gli stabilimenti aereonautici dell’Alfa Romeo e gran parte delle casse operaie
ove erano alloggiati circa 6.000 lavoratori, venivano distrutte mediante il brillamento di potenti
cariche esplosive. Testimoni oculari hanno riferito che verso il 15 settembre, 16 carabinieri che
14 Al riguardo, nella ampia bibliografia, cfr. C. Albanese, Napoli e la seconda guerra mondiale. Vita
quotidiana sotto le occupazioni dei nazisti e degli alleati, Formigine, Infinito Edizioni, 2014; A. De
Jaco, Le quattro giornate di Napoli. La città insorge, Napoli, Editori Riuniti, 2016 e M. Congiu,
Quattro giornate di Napoli. Le periferie della resistenza, Roma, 4Punte edizioni, 2023.
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