Page 140 - Numero Speciale 2024
P. 140

I CARABINIERI DEL 1944 - IL REGNO D’ITALIA



             una casa colonica distante dalla normale sede (km 2); di finché fu possibile e cioè fino a quan-
             do i tedeschi non sospesero il traffico ferroviario e stradale vennero inviati sul posto squadre
             di operai, viveri, medicinali, eccetera per provvedere ai più impellenti bisogni.
                  L’11 dello stesso mese un piccolo gruppo di truppe germaniche ebbe, nell’abitato di
             Termoli, uno scambio di fucilate con alcuni militari del 2° Reggimento, addetti alla difesa
             costiera. Rimasero uccisi un sottufficiale italiano ed un soldato tedesco. Per tale fatto, il mat-
             tino del 12 successivo, reparti germanici occuparono militarmente la città e, alle ore 7, dopo
             aver circondato la caserma dell’Arma, con militari armati di autoblindo e mitragliatrici,
             imposero la consegna delle armi e l’immediata evacuazione dello stabile. Il comandante della
             Compagnia, capitano Lupis Giuseppe, trasferì il proprio comando a Guglionesi lasciando a
             Termoli alcuni sottufficiali e carabinieri in abito borghese con l’incarico di seguire lo svolgersi
             degli avvenimenti.
                  Per la mancanza di ordini da parte degli organi centrali e per il panico prodotto dai
             tedeschi i quali ogni giorno aumentavano la rudezza del loro solito intollerabile modo di agire,
             gli ufficiali di [Campobasso] vestirono l’abito civile ed i reparti incominciarono a dissolver-
             si. Prima che ciò avvenisse diversi ufficiali e soldati, pare con l’autorizzazione del comandante
             del Distretto, che mirava ad evitare che i tedeschi si impadronissero, solo in parte, del prezioso
             materiale, asportarono viveri ed effetti di vestiario che in notevole quantità si trovavano nei
             magazzini della stessa caserma.
                  Il fatto, che avvenne con rilevante disordine, richiamando l’attenzione di numerosi cit-
             tadini i quali, scavalcando il muro di cinta dello stabile, raggiunsero i magazzini stessi ini-
             ziandone il saccheggio che fu pero, quel giorno, limitato dal sollecito intervento dell’Arma. La
             ripetuta caserma fu quasi subito occupata da un reparto di militari tedeschi che affidarono la
             vigilanza a individui appartenenti alla disciolta Milizia, i quali, di notte e di giorno, insieme
             ai tedeschi stessi, svuotarono completamente i magazzini predetti.
                  Da questo momento tutti gli ufficiali del distretto, della censura, della sottozona, seguiti
             dopo qualche giorno da quelli del comando della difesa militare di Palermo, qui trasferitisi
             nello scorso mese di agosto, non diedero più segni di vita e solo alcuni furono poi rivisti aggi-
             rarsi, senza meta, per le strade della città. Anche tutti gli uffici pubblici cessarono ogni attività
             tranne il prefetto, il personale della R. Questura e gli ufficiali e militari dell’Arma che resta-
             rono sempre al loro posto.
                  I tedeschi, minacciando morte e deportazioni, dopo aver generato un profondo senso di
             terrore fra tutti, incominciarono, con una rapacità senza pari, la loro opera di depauperamen-
             to delle città e dei vari comuni della provincia. Furono asportati nella quasi totalità gli auto-
             mezzi (anche quelli della croce rossa e dei trasporti funebri), gli apparecchi radio, le macchine
             da scrivere e le biciclette. Furono, a mano armata di fucile mitragliatore e con minaccia di
             intervento di armi pesanti sempre stazionanti nel centro della città, saccheggiati negozi di cal-
             zature, di vestiario, di tessuti. L’ospedale, l’ospizio dei trovatelli e diverse case private vennero

             138
   135   136   137   138   139   140   141   142   143   144   145