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I CARABINIERI DEL 1944 - IL REGNO D’ITALIA
Nessun militare dell’Arma ha subito danni alla persona. Tutti i predetti del capoluogo,
come ho già accennato, rimasero al loro posto. Se ne assentarono solo 7 per i quali mi riservo
di adottare o proporre i provvedimenti del caso. Faccio riserva di ulteriori notizie per le altre
stazioni dell’Arma dalle quali, dal 25 settembre, sono rimasto completamente isolato avendo
i tedeschi interrotte le comunicazioni telegrafiche, telefoniche, ferroviarie e stradali e sequestrato
ogni automezzo e motomezzo compresi quelli dell’Arma. Le popolazioni hanno vivamente
lodato il comportamento dell’Arma che sola, nonostante i gravi e pericolosi eventi, è rimasta
al suo fianco dando nelle dure contingenze ancora prova di coraggio, di abnegazione, di attac-
camento al dovere e di fedeltà alla maestà del Re ed al Governo Nazionale.
Alle ore 9.30 del 14 corrente, dopo violenta preparazione di artiglieria, truppe cana-
desi seguite da reparti anglo-americani sono entrate in Campobasso. I tedeschi si sono attestati
nei pressi della frazione di Oratino dove hanno piazzato pochi cannoni, che continuano a
tenere sotto il loro tiro l’abitato di Campobasso. In questa città si sono già stabiliti un com-
missariato civile inglese con capo un capitano, il comando della polizia civile agli ordini di un
primo tenente e quello della polizia segreta (controspionaggio) diretta da un capitano. Fin dal
giorno 14 si è anche ricostituito il presidio militare italiano al comando del colonnello
Pensovecchio, appartenente alla difesa militare di Salerno qui trasferitosi nell’agosto scorso, ed
il comando del distretto militare di Campobasso retto dal colonnello Narducci Giuseppe.
Militari provenienti dal territorio controllato dai germanici riferiscono di aver notato,
attraversando i paesi della Campania notevoli tracce di distruzioni operate dai tedeschi all’at-
to della ritirata. Fattorie incendiate, bestiame distrutto, case saccheggiate, le famiglie fatte segno
alle più crudeli persecuzioni.
A Lanciano, a causa delle frequenti ruberie compiute dai tedeschi, la popolazione esa-
sperata ha avversato, nei limiti delle possibilità, l’azione delle truppe occupanti. Molti giovani
di quella cittadina all’appello delle autorità germaniche per il servizio del lavoro, si sono rifu-
giati sugli Appennini portando seco le armi e conducendo, dall’alto dei monti, vivace guerriglia.
Fra il 4 ed il 5 ottobre soldati germanici, giunti a Lanciano terrorizzavano quella pacifica
popolazione, esigendo la consegna di capi di bestiame, saccheggiando i migliori negozi del paese
ed avanzando richieste di tributi in denaro. Si ingaggiava una vera e propria mischia poiché
dalle case e dall’interno dei negozi si rispondeva col fuoco alle richieste degli aggressori. A dare
manforte alla popolazione sono subito accorsi gli uomini dalla montagna. La lotta, che si pro-
traeva da una quindicina di ore, volgeva già in favore dei nostri quando, in aiuto dei tedeschi,
giungeva una colonna di autoblindo germaniche. La sproporzione dei mezzi determinava,
quasi subito la sconfitta degli animosi abitanti di Lanciano, molti dei quali riuscivano peral-
tro a raggiungere nuovamente le alture e a mettersi al sicuro. I tedeschi, ormai padroni della
situazione, per rappresaglia a colpi di cannone e con l’incendio hanno letteralmente distrutto
quasi tutto il paese. Le donne, i vecchi ed i bambini che cercavano di mettersi in salvo abban-
donando le loro case, per non cadere prede delle fiamme, venivano spietatamente mitragliati.
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