Page 98 - Rassegna 2024-4 supplemento
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Parallelamente, a questa preparazione teorica, si richiedeva all’uf ciale
anche e soprattutto un’esperienza pratica sul campo, che abbracciasse non solo la
conoscenza delle problematiche legate al governo e alla gestione del personale, ma
anche una dimestichezza con le dinamiche organizzative e le pratiche militari.
Questa unione di conoscenze teoriche e esperienza pratica rappresentava il fon-
damento culturale essenziale per poter esercitare le funzioni di perito selettore
attitudinale. Perciò, la funzione ricoperta dall’uf ciale perito selettore si poggiava
su due pilastri fondamentali e complementari: uno “teorico” e uno “pratico”.
il primo è dato dalle “conoscenze” acquisite negli studi. […] il secondo aspetto
nasce dalla propria esperienza, dalla capacità di saper bene applicare quello che si
conosce, d’intervenire sia pure con una certa “varianza” soggettiva ma sempre sulla
base di una sistematica elaborazione di dati .
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La combinazione di questi due “saperi”, della cultura organizzativa e della
psicologia accademica, che ancora oggi mantengono la loro vivacità euristica,
costituivano il substrato culturale indispensabile per svolgere al meglio la mansio-
ne di “perito selettore attitudinale”. Questi due requisiti non operano secondo
una logica di isolamento, ma piuttosto si intersecano in un continuum sinergico.
E in quegli anni si registra un sempre più incisivo impegno personale degli uf -
ciali d’Arma devoluti a esercitare questa funzione in seno alla propria organizza-
zione.
Dalla lettura critica dell’articolo-documento del maggiore Scala, inoltre,
sembra emergere con chiarezza la dedizione personale degli uf ciali alla continua
crescita e sviluppo professionale, manifestata attraverso l’investimento di tempo,
risorse e impegno nell’approfondimento della psicologia. Questa passione non si
limitava alla partecipazione ai corsi universitari di approfondimento, ma si incre-
mentava pure attraverso l’impegno personale nella formazione continua in psico-
logia, che presupponeva anche una certa esposizione economica, segno tangibile
dell’importanza che veniva attribuita alla materia.
Questo gruppo di uf ciali, che per certi versi potremmo def nire “illumina-
ti”, oltre a perseguire la propria crescita professionale, erano anche portatori di
una visione più ampia, riconoscendo il valore della psicologia non solo nell’am-
bito della selezione, ma anche nell’addestramento e nell’innovazione del sistema
militare nel suo complesso. La loro determinazione nel dif ondere questa cono-
scenza all’interno dell’organizzazione militare dimostra un impegno profondo
nel migliorare le pratiche esistenti e nell’adottare approcci più ef caci nel consi-
derare il personale militare.
125 G. Vitali, 1969.
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