Page 81 - Rassegna 2024-4 supplemento
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i carabinieri e La psicoLogia: viaggio tra storia e innovazione
te e sempre più come sistema di reclutamento degli effettivi di pace, in funzione
complementare o addirittura alternativa al reclutamento volontario .
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A partire dalla f ne degli anni Sessanta, si è assistito a un impiego crescente di
personale di leva in aliquote complementari, def nite “ausiliarie”, all’interno di
corpi professionali di polizia e soccorso. Tra questi f gurano l’Arma dei
Carabinieri, le Guardie di Pubblica Sicurezza (poi Polizia di Stato), gli Agenti di
Custodia (poi di Polizia Penitenziaria) e i Vigili del Fuoco. Tale impiego ha permes-
so di alleggerire il carico di lavoro per gli agenti in servizio permanente, garantendo
al contempo una presenza capillare del personale su tutto il territorio nazionale.
in questo modo si è riassorbita una parte delle aliquote esuberanti rispetto al
fabbisogno delle Forze armate, e al tempo stesso si è ridotto, almeno in parte, lo
squilibrio tra le aliquote più giovani e quelle più anziane dei carabinieri ed agenti
effettivi, determinato dal fatto che questi ultimi vengono mantenuti in servizio
fino al raggiungimento dei limiti di età .
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Questo cambio di rotta ha rappresentato sia una sf da che un’opportunità.
Da un lato, ha richiesto un riadattamento del sistema di leva per rispondere alle
esigenze specif che di questi nuovi contesti operativi. Dall’altro, ha of erto ai gio-
vani leve la possibilità di acquisire competenze e professionalità spendibili anche
nel mondo del lavoro civile:
nell’arma dei carabinieri la proporzione degli «ausiliari» è andata
costantemente aumentando, passando dal 3,3 per cento (3.000 uomini, in ferma
triennale) del 1966, al 17,7 per cento (15.000 uomini, con ferma di 12 mesi) del
1989: e ciò nonostante che la forza dei carabinieri sia passata nello stesso periodo
da 80.500 a 110.173 uomini, con un aumento del 3 7 ,5 per cento .
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L’ampia disponibilità di manodopera, anche qualif cata, a basso costo e rin-
novabile ciclicamente ha rappresentato, in un certo senso, un fattore psicologico
di inerzia nel processo di modernizzazione dell’Esercito italiano. L’insuf cienza
di risorse e strutture dedicate all’addestramento delle reclute potrebbe aver indi-
rettamente contribuito alle diseconomie nella politica militare del dopoguerra.
La qualità di un esercito non dipende tanto dal sistema di reclutamento in
sé, quanto dal livello di attrezzature presenti e, soprattutto, da un solido sistema
di addestramento.
La mera quantità di personale, pur se disponibile a basso costo, non poteva
compensare la carenza di un’adeguata preparazione. La riduzione della ferma,
97 V. Ilari (Prof.), 1991.
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99 Ivi.
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