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i carabinieri e La psicoLogia: viaggio tra storia e innovazione




               te e sempre più come sistema di reclutamento degli effettivi di pace, in funzione
               complementare o addirittura alternativa al reclutamento volontario .
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                    A partire dalla f ne degli anni Sessanta, si è assistito a un impiego crescente di
               personale  di  leva  in  aliquote  complementari,  def nite  “ausiliarie”,  all’interno  di
               corpi  professionali  di  polizia  e  soccorso.  Tra  questi  f gurano  l’Arma  dei
               Carabinieri, le Guardie di Pubblica Sicurezza (poi Polizia di Stato), gli Agenti di
               Custodia (poi di Polizia Penitenziaria) e i Vigili del Fuoco. Tale impiego ha permes-
               so di alleggerire il carico di lavoro per gli agenti in servizio permanente, garantendo
               al contempo una presenza capillare del personale su tutto il territorio nazionale.
                    in questo modo si è riassorbita una parte delle aliquote esuberanti rispetto al
               fabbisogno delle Forze armate, e al tempo stesso si è ridotto, almeno in parte, lo
               squilibrio tra le aliquote più giovani e quelle più anziane dei carabinieri ed agenti
               effettivi, determinato dal fatto che questi ultimi vengono mantenuti in servizio
               fino al raggiungimento dei limiti di età .
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                    Questo cambio di rotta ha rappresentato sia una sf da che un’opportunità.
               Da un lato, ha richiesto un riadattamento del sistema di leva per rispondere alle
               esigenze specif che di questi nuovi contesti operativi. Dall’altro, ha of erto ai gio-
               vani leve la possibilità di acquisire competenze e professionalità spendibili anche
               nel mondo del lavoro civile:
                    nell’arma  dei  carabinieri  la  proporzione  degli  «ausiliari»  è  andata
               costantemente aumentando, passando dal 3,3 per cento (3.000 uomini, in ferma
               triennale) del 1966, al 17,7 per cento (15.000 uomini, con ferma di 12 mesi) del
               1989: e ciò nonostante che la forza dei carabinieri sia passata nello stesso periodo
               da 80.500 a 110.173 uomini, con un aumento del 3 7 ,5 per cento .
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                    L’ampia disponibilità di manodopera, anche qualif cata, a basso costo e rin-
               novabile ciclicamente ha rappresentato, in un certo senso, un fattore psicologico
               di inerzia nel processo di modernizzazione dell’Esercito italiano. L’insuf  cienza
               di risorse e strutture dedicate all’addestramento delle reclute potrebbe aver indi-
               rettamente contribuito alle diseconomie nella politica militare del dopoguerra.
                    La qualità di un esercito non dipende tanto dal sistema di reclutamento in
               sé, quanto dal livello di attrezzature presenti e, soprattutto, da un solido sistema
               di addestramento.
                    La mera quantità di personale, pur se disponibile a basso costo, non poteva
               compensare la carenza di un’adeguata preparazione. La riduzione della ferma,

               97  V. Ilari (Prof.), 1991.
               98  Ivi.
               99  Ivi.

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