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sebbene abbia migliorato il livello qualitativo dei giovani di leva (con oltre la metà
in possesso di diploma o laurea), non aveva favorito un addestramento suf ciente
né la completa “educazione militare”. D’altro canto, il tempo a disposizione per
la formazione e l’addestramento si era ridotto, limitando la possibilità di acquisire
le competenze e l’esperienza necessarie per operare con ef cacia.
Le dinamiche sociali e le conseguenti scelte politiche adottate dai governi
alla f ne degli anni ‘80 non hanno certo creato un terreno fertile per l’implemen-
tazione di sistemi di arruolamento militare più ambiziosi. Inoltre, è importante
ricordare che dal 1972 la legge aveva of erto agli obiettori di coscienza la possibi-
lità di svolgere un servizio civile in sostituzione del servizio militare obbligatorio.
In sintesi, il possibile futuro dell’Esercito di leva probabilmente avrebbe
richiesto un’analisi ponderata che tenesse conto delle esigenze di ef cienza,
modernizzazione e integrazione interforze, senza trascurare le dinamiche sociali e
le alternative al servizio militare obbligatorio.
Lungo la strada verso la selezione attitudinale moderna
Il periodo successivo al secondo dopoguerra fu caratterizzato da una fase di
transizione, in cui i Regi Decreti Militari dell’Esercito, emanati prima del 1945,
continuavano ad avere validità f no al 1964. Ciò signif ca che, per quasi due
decenni, il processo di selezione dei coscritti si basava su norme e criteri preesi-
stenti, non ancora adattati alle mutate esigenze della nuova Repubblica.
Per comprendere appieno i criteri utilizzati dai periti selettori attitudinali
(sia agli uf ciali d’Arma che ai medici) nella valutazione dei giovani di leva, è utile
fare riferimento a contributi come quello del Generale di Divisione Lucio
Castelluccio. nel suo articolo del 1997, “La leva militare e la società civile”, il
Generale Castelluccio, forte della sua esperienza come Direttore del reclutamen-
to F. A. di Levadife, proponeva un confronto tra i modelli di fascicolo f sio-psico-
attitudinale utilizzati nel tempo per la valutazione dei giovani di leva.
A partire dagli anni Sessanta, dunque, si assiste ad un’evoluzione signif ca-
tiva del processo di selezione, con l’introduzione di criteri di valutazione psico-
attitudinali sempre più specif ci. Castelluccio fornisce un’opportunità unica per
confrontare e valutare l’evoluzione dei criteri di selezione utilizzati nel corso degli
anni. Attraverso questa analisi comparativa, è possibile cogliere le sfumature e le
trasformazioni nel modo in cui sono stati valutati e considerati i giovani reclute,
rif ettendo così non solo i cambiamenti nelle esigenze delle Forze Armate, ma
anche l’evoluzione della società civile nel suo complesso.
Il Direttore del reclutamento, per confrontare i criteri di selezione, prende
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