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I prof li di riferimento così ottenuti sarebbero serviti da standard per valu-
tare i candidati nelle future selezioni, garantendo che i criteri di valutazione fos-
sero sempre basati su dati empirici e validi.
Inf ne, la terza attività dell’osservazione partecipante si arricchiva di una
serie di interviste e colloqui individuali, che permettevano di raccogliere dati qua-
litativi di grande valore. Gli uf ciali Psicologi e gli uf ciali Periti Selettori
Attitudinali conducevano questi colloqui con l’obiettivo di esplorare in profon-
dità le motivazioni, le aspettative e le esperienze di adattamento alla vita militare
degli allievi. Questa fase era essenziale per completare il quadro fornito dai test
psicologici e dall’osservazione diretta, permettendo di ottenere una visione più
particolareggiata del candidato. Inoltre permetteva di comprendere come le
caratteristiche personali degli allievi, quali la motivazione, per esempio, fossero
state eventualmente ristrutturate durante la prova sul campo. Si cercava di verif -
care se la motivazione che aveva spinto l’allievo a partecipare al concorso fosse la
stessa che animava le sue giornate all’interno dell’Accademia. Questo tipo di ana-
lisi era fondamentale per capire se l’esperienza reale confermava o modif cava le
aspettative e le motivazioni iniziali dei candidati.
Questi colloqui, inoltre, avevano anche l’obiettivo di raccogliere ulteriori
informazioni sul processo di adattamento dell’allievo alla vita militare e al conte-
sto accademico. Per tale motivo venivano ef ettuati lungo l’arco del tirocinio:
all’inizio, a metà e verso la f ne del percorso. Il primo colloquio, ef ettuato entro
le prime tre settimane di tirocinio, mirava a rilevare le cosiddette “aree di criticità”
che un tirocinante poteva incontrare nel primo impatto con la vita in Accademia.
Il secondo e il terzo colloquio erano f nalizzati a osservare le modalità individuali
di assunzione dello specif co ruolo e l’emergere di un nuovo senso di identità,
risultante dalla sintesi tra la vita precedente e la nuova condizione militare.
Questi erano colloqui semistrutturati, caratterizzati da domande aperte che
seguivano il naturale evolversi della conversazione, ma articolati anche in base alle
indicazioni rilevate nelle schede di raccolta dei dati sui tirocinanti.
La terza direttrice della procedura sperimentale riguardava l’ef ettuazione di
prove pratiche, come, per esempio, l’“Autopresentazione”, un esercizio in cui i
candidati dovevano presentarsi e illustrare le proprie motivazioni e obiettivi.
Inoltre, nel contesto dell’assesment center, sono state somministrate altre due
specif che prove mirate all’osservazione di variabili complesse quali l’assunzione
di ruolo, la capacità di orientarsi e organizzarsi rispetto al compito, e la propen-
sione alla leadership. La prima prova era costituita dal “Comitato di redazione”,
dove i candidati dovevano lavorare in gruppo per redigere un documento, e la
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